Estate e cure oncologiche: le raccomandazioni per la protezione della pelle

Consigli per pazienti oncologici durante l’estate: protezione solare, gestione dispositivi e prevenzione effetti collaterali.

Pazienti oncologici con dispositivi venosi e pelle sensibile si proteggono al mare con indumenti e crema solare
Pazienti oncologici con dispositivi venosi e pelle sensibile si proteggono al mare con indumenti e crema solare

La stagione estiva richiede particolari attenzioni per i pazienti in trattamento oncologico, che spesso presentano una pelle sensibile e vulnerabile a causa dei farmaci o delle terapie ricevute. L’Asst Lariana ha pubblicato un vademecum con raccomandazioni specifiche per gestire l’esposizione al sole e i dispositivi venosi durante l’estate. I consigli, forniti da esperti come la dottoressa Monica Giordano, la dottoressa Sofia Meregalli e il dottor Alessio Petrone, sono rivolti a chi sta effettuando o ha effettuato radioterapia, chemioterapia, immunoterapia o terapie ormonali.

Protezione della pelle durante l’estate

Le terapie oncologiche, come la radioterapia, la chemioterapia e l’immunoterapia, possono alterare le difese della pelle, rendendola più sensibile ai raggi UV e a temperature elevate. Questi effetti possono causare iperpigmentazione, eritemi, scottature o insorgenza di macchie cutanee. Per prevenire danni, è fondamentale evitare l’esposizione diretta al sole della zona irradiata durante la radioterapia e per mesi successivi. La pelle rimane sensibile per diversi mesi, in alcuni casi anche più a lungo, e richiede una protezione rigorosa.

Evitare l’esposizione al sole dalle 11 alle 16

Le ore più calde della giornata, tra le 11 e le 16, sono quelle in cui i raggi UV sono più dannosi. Per chi ha subito radioterapia o sta seguendo un trattamento, è consigliabile evitare l’esposizione al sole in queste ore. Se l’esposizione non è evitabile, è necessario utilizzare indumenti coprenti, come cotone o lino, e applicare una crema solare ad ampio spettro. La protezione deve essere costante, soprattutto per le aree esposte, come testa, collo e mani.

Gestione dei dispositivi venosi in spiaggia

I pazienti con dispositivi venosi, come PICC o Port, devono adottare precauzioni specifiche durante la permanenza al mare o in spiaggia. Il Port, un dispositivo impiantato sotto la cute, permette il bagno in mare o in piscina, purché non sia in uso (senza ago di Huber inserito) e la cute sovrastante sia integra. Per il PICC, invece, è necessario evitare che la medicazione o le connessioni vengano a contatto con acqua, sabbia o contaminanti. In caso di bagni, è indispensabile utilizzare sistemi di protezione impermeabili e verificare l’integrità della medicazione prima dell’immersione.

Monitorare la pelle e segnalare eventuali alterazioni

È importante prestare attenzione ai segni della pelle, come arrossamenti, dolore, vescicole o altre alterazioni nella zona irradiata. Se compaiono sintomi insoliti, è opportuno contattare immediatamente il team curante. Inoltre, le cicatrici chirurgiche recenti devono essere protette da indumenti o cerotti, e i pazienti che hanno effettuato un trattamento radiante devono evitare l’esposizione al sole per almeno un anno dopo il trattamento. Dopo la doccia, è consigliabile applicare un prodotto idratante, preferibilmente a base di olio di germe di grano, vitamina E o allantoina, per mantenere la pelle idratata e protetta. L’idratazione è particolarmente importante per i pazienti oncologici, soprattutto in estate, quando la traspirazione aumenta e la secchezza cutanea può peggiorare. Inoltre, è utile bere molto e incrementare l’apporto di frutta e verdura ricche di acqua e vitamine.

La gestione dei dispositivi venosi e la protezione della pelle durante l’estate richiedono una collaborazione stretta tra il paziente e il team curante. Con le giuste precauzioni, è possibile trascorrere l’estate in sicurezza, senza rinunciare a attività come il bagno o le passeggiate al mare. L’Asst Lariana sottolinea l’importanza di seguire le indicazioni dei medici e di non esporre la pelle a rischi inutili, soprattutto per chi ha subito trattamenti oncologici.