Tekne in mano agli americani: un passo verso la sovranità industriale in ritardo

Tekne, azienda italiana specializzata in difesa, acquisita da Nuburu Defense, un gruppo americano in difficoltà finanziaria.

Tecnici e manager italiani in un laboratorio di ricerca per sistemi anti-drone, con segni di attività industriale
Tecnici e manager italiani in un laboratorio di ricerca per sistemi anti-drone, con segni di attività industriale

Un passo verso la sovranità industriale in ritardo

L’Italia ha autorizzato l’acquisizione del 70% di Tekne, azienda abruzzese specializzata in sistemi anti-drone, guerra elettronica e veicoli militari, da parte di Nuburu Defense, un gruppo americano in difficoltà finanziaria. L’operazione, ancora non formalmente conclusa, segna un ulteriore passo verso la sovranità industriale, ma anche un’altra dimostrazione di come il Paese possa perdere controllo su tecnologie strategiche. La decisione di Palazzo Chigi è arrivata attraverso il Golden Power, un meccanismo che permette al Governo di intervenire su operazioni che coinvolgono imprese considerate strategiche per l’interesse nazionale. Questo strumento, introdotto nel 2012, consente al governo di imporre condizioni, prescrizioni e vincoli per garantire che le tecnologie e le capacità produttive non vengano trasferite a soggetti esteri senza controllo.

Un’acquisizione con pesi e condizioni

L’operazione non è stata semplice. Palazzo Chigi ha imposto condizioni particolarmente pesanti, tra cui la conservazione in Italia della sede e degli impianti destinati alla difesa, la disponibilità delle tecnologie per le esigenze della Difesa nazionale, e il divieto di rivelare il know-how utilizzato dalle Forze armate e di polizia. Sono inoltre previsti controlli annuali affidati al ministero della Difesa. Queste misure sono necessarie, ma non bastano a salvaguardare la sovranità industriale italiana, che arriva sempre dopo che le tecnologie sono già in pericolo. Tekne, pur essendo considerata strategica, non è riuscita a mantenere un controllo pieno su se stessa, e il suo futuro è legato a un acquirente estero che non ha un bilancio in rosso.

Un acquirente in difficoltà finanziaria

Nuburu Defense, il gruppo che acquisirà il controllo di Tekne, non è un colosso come Lockheed Martin o Northrop Grumman. Nei documenti depositati alla SEC, dichiara ricavi pari a zero nel 2025 e una perdita netta di circa 79 milioni di dollari. Il 17 luglio, la NYSE American ha avviato una procedura di delisting del titolo a causa del prezzo troppo basso delle azioni, sospendendo immediatamente le negoziazioni.

Nuburu ha raccolto circa 38 milioni di dollari attraverso una nuova offerta di titoli, spiegando apertamente che i capitali saranno utilizzati per finanziare l’acquisizione di Tekne e ridurre l’indebitamento. Pochi giorni dopo ha annunciato l’estinzione di circa 16,75 milioni di dollari di debiti. Questo non significa che Nuburu sia destinata a fallire, ma indica una situazione finanziaria fragile che potrebbe mettere a rischio la stabilità dell’azienda italiana.

Un’alternativa non sufficiente

Tekne, pur con le sue perdite e il bisogno di capitali, rappresenta un’opportunità per Nuburu. L’azienda promette risanamento, crescita dell’occupazione e centinaia di milioni di ricavi cumulati nei prossimi anni. Ma proprio qui si manifesta il problema strutturale italiano: quando un’impresa strategica deve essere ricapitalizzata, troppo spesso lo Stato sa scegliere soltanto tra lasciarla indebolire o permettere che il capitale necessario arrivi dall’estero.

Il Golden Power non è una politica industriale, ma un meccanismo di difesa a posteriori. La sovranità industriale non consiste nell’alzare bandiere sui cancelli, ma nel possedere capitali, commesse, credito e una strategia nazionale in grado di evitare che tecnologie decisive diventino contendibili quando l’azienda è già in difficoltà. L’Italia, con il Golden Power, difende ciò che non è riuscita a proteggere prima. La domanda decisiva è: perché, ancora una volta, l’Italia deve difendere con il Golden Power ciò che non è stata capace di difendere prima con una politica industriale?