Giuseppe Meazza, il Balilla del calcio: il nipote racconta la sua storia e il rammarico per la demolizione dello stadio

Il nipote di Giuseppe Meazza racconta la sua storia e il rammarico per la demolizione dello stadio.

Un uomo e un ragazzo in un'aula, con un libro e una lapide che indica lo stadio San Siro
Un uomo e un ragazzo in un’aula, con un libro e una lapide che indica lo stadio San Siro

Giuseppe Meazza, il Balilla che fece la storia del pallone, è stato uno dei giocatori più forti del calcio italiano. Con la Nazionale ha segnato 33 gol, secondi solo a Riva, e ha giocato per l’Inter e il Milan. Il nipote, Federico Jaselli Meazza, ha raccontato la sua storia in un libro scritto insieme al giornalista Dario Ronzulli, in uscita martedì. Il libro, intitolato “Meazza, il Balilla che fece la storia del pallone”, è accompagnato da una prefazione di Gianfelice Facchetti. Il libro non solo racconta la carriera di Meazza, ma anche la sua personalità, il suo rapporto con la famiglia e il suo legame con lo stadio San Siro, intitolato a lui.

Un uomo schivo e un mito del calcio

Meazza era un uomo squadra, un lottatore che non faceva il gioco sporco, anche se spesso veniva picchiato dai difensori. Era un calcio diverso, senza sostituzioni, e lui ne faceva parte. Il nipote ricorda come Meazza fosse schivo, non si faceva notare, e andava via dallo stadio al 27° del secondo tempo per evitare il traffico. “In quei momenti capivo che mio nonno era una persona veramente speciale”, ha detto Federico. Il suo legame con lo stadio San Siro è profondo, tanto che il libro racconta come il nonno fosse il primo ad accompagnarlo negli spogliatoi e a conosceri giocatori come Mazzola e Facchetti.

La carriera e il passaggio all’Inter

Meazza ha giocato sia per l’Inter che per il Milan, ma è stato naturale intitolargli San Siro, lo stadio che ha visto la sua carriera. Il libro racconta anche il momento in cui Meazza ha lasciato l’Inter, un passaggio che ha suscitato dispiacere e rammarico. “A posteriori, provò dispiacere e rammarico per aver lasciato l’Inter, che pure al momento della cessione non credeva più in lui a causa del problema del piede gelato”, ha spiegato il nipote. Nonostante il passaggio, Meazza è rimasto un simbolo per entrambe le squadre, e lo stadio che porta il suo nome è un ricordo indelebile.

Il libro, scritto con l’aiuto del giornalista Dario Ronzulli, è un omaggio al mito di Meazza, un uomo che ha lasciato un segno indelebile nel calcio italiano. Il nipote ha anche espresso il rammarico per la demolizione dello stadio, che ha visto il suo nome. “Non nascondo il mio rammarico. Ho sempre sperato che San Siro venisse ristrutturato”, ha detto Federico. Il libro, in uscita martedì, è un’occasione per ricordare un’epoca in cui il calcio era diverso, ma il talento di Meazza è rimasto immutato.

Il libro racconta anche alcuni episodi significativi della vita di Meazza, come la partita contro l’Inghilterra ad Highbury, dove il nonno ha segnato una doppietta e ha contribuito a far vincere l’Italia in 10 uomini. Il libro sottolinea anche come Meazza non si interessasse mai di politica, nemmeno durante il fascismo. Il nipote ha anche ricordato come Meazza fosse il primo ad accompagnarlo allo stadio di San Siro, negli anni Settanta, e a conosceri giocatori come Mazzola e Facchetti.

  • Meazza ha segnato 33 gol con la Nazionale, secondi solo a Riva.
  • Ha giocato per l’Inter e il Milan, ma è stato naturale intitolargli San Siro.
  • Il nipote ha espresso rammarico per la demolizione dello stadio.

Il libro, scritto con l’aiuto del giornalista Dario Ronzulli, è un’occasione per ricordare un’epoca in cui il calcio era diverso, ma il talento di Meazza è rimasto immutato. Il nipote ha anche espresso il rammarico per la demolizione dello stadio, che ha visto il suo nome. “Non nascondo il mio rammarico. Ho sempre sperato che San Siro venisse ristrutturato”, ha detto Federico. Il libro, in uscita martedì, è un’occasione per ricordare un’epoca in cui il calcio era diverso, ma il talento di Meazza è rimasto immutato.