A due anni dall’omicidio di Sharon Verzeni, Moussa Sangare presenta l’appello contro l’ergastolo: “Sono solo un testimone”

Moussa Sangare, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Sharon Verzeni, presenta un appello per ribaltare la sentenza. La difesa sostiene che l’uomo fosse solo un testimone.

Un appello dopo due anni di carcere

A due anni esatti dall’omicidio di Sharon Verzeni, Moussa Sangare ha depositato un ricorso in appello per ribaltare la sentenza di ergastolo emessa dalla Corte d’Assise di Bergamo. L’uomo, 33 anni, detenuto a San Vittore, sostiene di essere stato solo un testimone dell’agguato mortale e non l’autore dell’omicidio. La difesa, guidata dall’avvocato Tiziana Bacicca, ha presentato un ricorso di 80 pagine con due consulenze, tra cui quella di un medico legale e un biologo forense, per sostenere che le confessioni dell’imputato siano state “estorte” e non attendibili. La famiglia della vittima, però, non ha espresso alcun sostegno al ricorso, considerandolo un tentativo di ribaltare una sentenza già confermata.

La difesa sostiene che le confessioni siano state estorte e non attendibili.

Le prove che pesano contro Sangare

La sentenza di primo grado aveva già stabilito che Sangare fosse l’autore dell’omicidio, basandosi su una serie di prove considerate decisive. Tra queste, le telecamere che immortalavano l’uomo in bicicletta poco dopo l’aggressione e la traccia di DNA misto tra la vittima e Sangare trovata sulla canna della bicicletta. Il legale di parte civile, Luigi Scudieri, ha sottolineato che “tutte le prove dicono che Moussa Sangare è l’assassino di Sharon Verzeni, mentre qualunque altra ricostruzione dei fatti, alternativa alla sentenza, è una congettura”. Le prove, secondo Scudieri, sono “regine” e difficilmente smontabili.

Le prove sono considerate decisive e difficilmente smontabili.

La difesa, però, non si arrende e continua a cercare di dimostrare che Sangare non è l’autore dell’omicidio. La tesi sostenuta è che l’uomo fosse solo un testimone e che le sue dichiarazioni siano state “estorte” in un momento di stress. La famiglia della vittima, invece, ha espresso la sua soddisfazione per la sentenza iniziale, considerandola giusta e giustificata. La difesa, inoltre, sta valutando la possibilità di presentare un ricorso in Cassazione, se necessario, per cercare di modificare il verdetto. La sentenza di ergastolo, però, rimane in piedi fino a quando non sarà ribaltata.

La difesa ha anche sottolineato che le confessioni di Sangare sono state ritrattate di fronte alla Corte d’Assise, e che la sua versione non regge il confronto con il “poderoso, univoco e coerente compendio probatorio d’accusa” raccolto nel corso delle indagini. La sentenza di ergastolo, però, rimane in piedi fino a quando non sarà ribaltata.

Il processo di appello, che potrebbe concludersi nel 2027, rappresenta un ulteriore tentativo di ribaltare la sentenza. La difesa, però, non si arrende e continua a cercare di dimostrare che Sangare non è l’autore dell’omicidio. La famiglia della vittima, invece, ha espresso la sua soddisfazione per la sentenza iniziale, considerandola giusta e giustificata. La difesa, inoltre, sta valutando la possibilità di presentare un ricorso in Cassazione, se necessario, per cercare di modificare il verdetto. La sentenza di ergastolo, però, rimane in piedi fino a quando non sarà ribaltata.