Veronica Panarello e il delitto di Santa Croce Camerina
Veronica Panarello, madre di Loris, accusata di omicidio. Il corpo del bambino trovato in canale.
Il 29 novembre 2014, Veronica Panarello, una donna di 26 anni, si presenta alla stazione dei Carabinieri di Santa Croce Camerina per denunciare la scomparsa di suo figlio Loris, un bambino di 8 anni. Secondo le dichiarazioni della madre, il piccolo era stato accompagnato a scuola come tutte le mattine, ma non era mai uscito. Le ricerche iniziano immediatamente, ma si fanno complesse quando le insegnanti dell’istituto Psaumide di Via dei Fratelli Cervi affermano che Loris non è mai stato presente quel giorno. Le forze dell’ordine si muovono tra le strade del centro e della periferia, ma la svolta arriva alle 16:00, quando un cittadino in pensione, Orazio Fidone, segnala il ritrovamento del corpo del bambino in un canale vicino al Mulino Vecchio.
Le prime indagini e la versione iniziale
L’autopsia rivela che Loris non è morto per annegamento, ma è stato strangolato la mattina della sua sparizione. Il corpo presenta segni di violenza e le indagini indicano che il bambino è stato ucciso con delle fascette di plastica. Veronica Panarello riconosce le fascette e ammette di averle dato al figlio su richiesta per completare un lavoro scolastico, anche se le insegnanti non confermano questa versione. Nonostante le dichiarazioni, la madre continua a dichiararsi estranea alla morte di Loris. Le indagini rivelano una versione incoerente e contraddittoria.
La mamma di Loris afferma di essere stata presente nel momento in cui suo figlio è morto. Racconta che il bambino, per gioco, avrebbe usato le fascette e le avrebbe strette al collo, fino a morire per asfissia. Racconta poi che, per paura della reazione di suo marito Davide, avrebbe caricato il corpo in auto e gettato il cadavere nel canale del Mulino vecchio. Nel 2016, Veronica cambia ancora versione e racconta che a uccidere Loris è stato suo suocero, il padre di Davide, con il quale aveva una relazione clandestina. Accuse respinte dall’uomo e dalle stesse autorità per mancanze di prove.
Le accuse e la condanna
Il 17 ottobre 2016, Veronica Panarello viene condannata a 30 anni di carcere per omicidio. Il giudice per le indagini preliminari Andrea Reale la definisce una “lucidissima assassina”, una madre Medea divorata dall’odio letale nei confronti del figlio e della famiglia. La sentenza conferma una condotta di grave responsabilità. Nel 2018, il tribunale di Ragusa le toglie la patria potestà sul figlio Diego, affidandolo al padre Davide. La Corte Suprema di Cassazione conferma la condanna a Veronica il 21 novembre 2019. La storia di Loris e della sua famiglia rimane un caso di forte impatto, che ha scosso la comunità di Santa Croce Camerina e ha acceso dibattiti su responsabilità, verità e giustizia.
