Elisa Claps, nuovi dettagli sull’omicidio: depistaggi, biglietti anonimi e l’incontro del parroco con una 18enne alle terme
Nuovi elementi sull’omicidio di Elisa Claps: depistaggi, biglietti anonimi e l’incontro del parroco con una 18enne alle terme.

Elisa Claps, la giovane scomparsa nel 1996 e uccisa da Danilo Restivo, ha visto emergere nuovi dettagli durante l’ultimo libro d’inchiesta “Indagine nell’abisso della Chiesa della Trinità”, pubblicato da EdiMavi. I fatti raccolti dai giornalisti Fabio Amendolara e Fabrizio Di Vito mettono in luce una serie di depistaggi, due biglietti anonimi e un incontro del parroco con una 18enne alle terme, che potrebbero aver influenzato le indagini. La comunità potentina, sempre tacciata di omertà, non ha mai visto nulla quel giorno, nonostante fosse mezzogiorno di una domenica di settembre e Elisa fosse scomparsa nella centralissima via Pretoria.
Depistaggi e testimonianze non confermate
Il libro svela come, a poche ore dalla scomparsa di Elisa, un ragazzo poco più grande di lei, Giuseppe Carlone, si sia spontaneamente rivolto agli inquirenti dicendo di averla vista alle 13,40 ai piedi della scalinata 4 novembre. Peccato che in quel momento anche il fratello di Elisa, Gildo Claps, fosse presente nello stesso luogo, e la sua testimonianza è stata smentita. Carlone, dopo il ritrovamento del corpo, non è mai stato riconvocato. Questo elemento, insieme ad altri, ha contribuito a creare un clima di confusione e mancanza di credibilità nelle testimonianze.
Biglietti anonimi e la Procura di Salerno
Un altro elemento chiave è il ritrovamento di un biglietto anonimo a Parco Montereale, vicino al tabacchino del padre di Elisa. Il biglietto, incluso in una nota a piè di pagina di una delle prime informative della Questura di Potenza, recita: “Avevo una gatta. Cantava troppo. L’ho uccisa. Elisa l’ho fatta sotterrare con una pietra”. Questo documento, secondo Di Vito, è una prova evidente che chi ha ucciso Elisa non l’ha fatto da solo. Se avessero fatto una perizia su quel foglio, avrebbero potuto già indagare su chi ha aiutato Danilo Restivo a occultare il corpo. Tuttavia, il reato di concorso per occultamento di cadavere è andato in prescrizione.
Un altro biglietto anonimo è stato inviato all’avvocato Maria Bamundo, che difende le due signore dell’impresa di pulizie che hanno ritrovato il corpo. Il messaggio cita un sacerdote della Diocesi, tale De Sortis, e suggerisce che lui potrebbe raccontare cose importanti. Chi lo ha inviato ha commesso un errore: non l’ha spedito all’indirizzo del suo studio né presso l’abitazione, ma è stato indirizzato presso una casa di proprietà di un collega della Bamundo, la stessa dove erano stati convocati dieci testimoni sul caso. L’anonimo è uno di loro. Adesso, tocca alla procura indagare.
La comunità e la Chiesa: un ruolo non chiaro
La comunità locale, sempre tacciata di omertà, non ha mai visto nulla quel giorno, nonostante fosse mezzogiorno di una domenica di settembre e Elisa fosse scomparsa nella centralissima via Pretoria. Il libro sottolinea come la Procura di Salerno abbia fatto scadere i termini per le indagini preliminari dopo il ritrovamento del corpo. Tutti i reperti presi sono rimasti inutilizzati, mentre è stata fatta un’inchiesta incredibile sulle due signore dell’impresa di pulizie. Avranno anche sbagliato, ma intanto hanno pagato solo loro.
Un altro elemento mai venuto fuori è l’incontro del parroco della Trinità, Don Mimì Sabìa, con una ragazza di Potenza alle terme di Fiuggi. L’incontro, avvenuto pochi giorni dopo la scomparsa di Elisa, si è svolto a dieci metri da dove era sepolta. Forse non era già a conoscenza di quanto accaduto. Quei ragazzi da allora non sono mai stati sentiti. Questa festa, resa nota durante il processo delle due signore, ci porta a fare una riflessione sul ruolo della comunità potentina.
Il libro, in conclusione, è un manuale sulle cose da non fare in un’inchiesta per omicidio. I fatti raccolti da Amendolara e Di Vito mettono in luce come le indagini siano state condotte in modo inadeguato, con errori che hanno portato a una mancanza di risposte definitive. La Procura di Salerno, i Carabinieri, la Squadra Mobile e i magistrati stessi hanno tutti avuto un nervo scoperto sul caso Claps, e si sono coperti a vicenda. Il libro, quindi, non solo racconta un caso, ma serve come monito per il futuro.
