Lower Manhattan, una rinascita dopo 25 anni di trasformazione
Lower Manhattan si rafforza dopo 25 anni di ricostruzione e trasformazione, con investimenti di oltre 20 miliardi di dollari.
Lower Manhattan, 25 anni dopo gli attentati del 11 settembre, è diventato un simbolo di rinascita e rinnovamento. Il quartiere, devastato da quasi tremila morti e da un’immensa perdita di infrastrutture, oggi è uno dei luoghi più dinamici della città. La popolazione è quasi triplicata, e oltre 230mila persone lavorano nella zona, un numero vicino a quello precedente agli attentati. La trasformazione, guidata da investimenti di oltre 20 miliardi di dollari, ha portato alla costruzione di quasi un milione di metri quadrati di uffici, centinaia di migliaia di metri quadrati di negozi, un grande nodo dei trasporti, il Memoriale e Museo dell’11 settembre e il Perelman Performing Arts Center.
Un quartiere in evoluzione
La rinascita di Lower Manhattan non si basa solo sulla costruzione di nuovi grattacieli, ma anche sul cambiamento nella destinazione degli edifici più vecchi. Decine di palazzi per uffici ormai obsoleti sono stati trasformati in abitazioni, contribuendo alla nascita di un quartiere dove migliaia di persone possono vivere a pochi minuti dal posto di lavoro. All’inizio di quest’anno, il quartiere contava oltre 37mila appartamenti, quasi il triplo rispetto ai 13mila del 2000. Anche oggi sono 23 i progetti di conversione di uffici in abitazioni già programmati o in costruzione.
Il risultato è un quartiere che non si svuota più alla fine della giornata lavorativa. Un esempio è Stone Street, una stretta strada acciottolata che risale all’epoca olandese di Manhattan. Nel weekend i tavoli all’aperto sono pieni di giovani. Il Financial District, un tempo associato alla finanza, è diventato luogo dove trascorrere il tempo libero. Menos finanza, più tecnologia e cultura: la trasformazione è evidente nella composizione del mondo del lavoro.
Un’evoluzione del settore occupazionale
Venticinque anni fa i servizi finanziari e il settore immobiliare rappresentavano circa i due terzi dell’occupazione nella zona. Oggi costituiscono all’incirca un terzo. Al loro posto sono arrivate aziende tecnologiche, società dei media, pubblicità e altri settori. Chi temeva la fuga del mondo finanziario da New York con l’elezione del primo sindaco musulmano, Zohran Mamdani, deve ricredersi: da mesi stanno arrivando società per piazzare qui la loro sede operativa e di rappresentanza. La cultura e l’intrattenimento hanno avuto un ruolo crescente. Nel 2018 Pier 17, uno dei moli dell’isola, ha inaugurato uno spazio musicale sul tetto capace di accogliere circa 3.400 persone. Il waterfront, quasi inesistente come destinazione per concerti una generazione fa, è diventato un punto di riferimento per grandi spettacoli. Il turismo, ovviamente, è ormai una componente essenziale dell’economia locale. Il giorno dell’11 settembre 2001 Lower Manhattan aveva appena sei alberghi. Oggi sono 42.
La strada per la normalità, tuttavia, non è stata semplice. Gli attentati distrussero o danneggiarono circa tre milioni di metri quadrati di spazi commerciali. Il complesso del World Trade Center, formato da sette edifici, venne completamente distrutto. Anche la rete dei trasporti subì danni gravissimi: il terminal ferroviario Path, che collega New York al New Jersey, sotto il Trade Center scomparve, il servizio della metropolitana venne interrotto e le infrastrutture elettriche e di comunicazione gravemente colpite. Decine di migliaia di lavoratori vennero costretti a spostarsi altrove.
I fondi che hanno reso possibile la rinascita contribuì un elemento che molte altre città americane non hanno avuto: un enorme afflusso di risorse finanziarie. Miliardi di dollari arrivarono attraverso aiuti federali, risarcimenti assicurativi e investimenti della Port Authority. Il primo grande segnale di ritorno alla normalità arrivò nel 2006, quando Silverstein Properties completò il 7 World Trade Center, il primo grattacielo per uffici ricostruito dopo gli attentati. Il governo offrì incentivi fiscali alle aziende disposte a trasferirsi nel quartiere.
