Franco Cavenaghi, manager e socio fondatore dell’Associazione Amici di Monsignor Aristide Pirovano, è morto a 91 anni

Funerali di Franco Cavenaghi a Santa Maria Nascente: gratitudine e stima per una vita intensa e spesa bene

Funerali di Franco Cavenaghi a Santa Maria Nascente, con delegazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza
Funerali di Franco Cavenaghi a Santa Maria Nascente, con delegazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza

Il 10 settembre 2026 si sono svolti i funerali di Franco Cavenaghi, manager e socio fondatore dell’Associazione Amici di Monsignor Aristide Pirovano, a Santa Maria Nascente. L’uomo, scomparso il 7 settembre a 91 anni, ha vissuto una vita intensa e spesa bene, come ha sottolineato il vicepresidente degli Amici Mauro Colombo. La messa è stata presieduta da monsignor Angelo Pirovano e concelebrata da don Alves Tchilounda, sacerdote dell’Opera Don Calabria. Presenti esponenti del mondo dello sport e del giornalismo, la presidente Rosanna Pirovano e diversi consiglieri dell’Associazione, nonché una delegazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza dell’Opera Don Calabria, giunti appositamente da Negrar.

Un legame indissolubile con l’associazione

Il legame di Franco Cavenaghi con l’Associazione Amici di Monsignor Aristide Pirovano è stato descritto come «indissolubile». Al termine della funzione, il vicepresidente degli Amici Mauro Colombo ha ricordato come Enrica e Franco, moglie e marito, fossero mossi dall’esempio di padre Aristide e dalla fede in ciò che l’uomo, guidato da Dio, può fare a beneficio di altri uomini. Si completavano e si compensavano a vicenda, ciascuno portava le rispettive qualità. Franco, in particolare, univa la creatività dovuta alla formazione umanistica al rigore gestionale maturato nell’attività professionale.

La dedizione di Franco e Enrica all’Associazione si estendeva a Erba, Marituba e altre località del Brasile, dove hanno dedicato tempo, risorse, fatiche e sacrifici, passione e intelligenza, cuore e cervello. «Oggi noi rinnoviamo loro la nostra infinita riconoscenza», ha aggiunto Colombo, estendendo il ringraziamento a Marco e alla famiglia per il generoso invito a offrire all’Associazione in memoria di Franco, condiviso anche dai Poveri Servi della Divina Provvidenza.

Un uomo di passione e di servizio

Franco Cavenaghi ha dedicato gran parte della sua vita al mondo del giornalismo, dello sport e dell’impresa. Ha ricoperto incarichi di responsabilità alla Gazzetta dello Sport, alla RCS e al Giro d’Italia, contribuendo al successo di una tappa della corsa a Erba. La sua professionalità e dedizione sono state riconosciute e apprezzate da chi lo ha conosciuto. Ha ricordato la sua dedizione alla famiglia, provata dalle perdite precoci dei figli Nicola e Simone.

Nonostante le condizioni di salute che lo hanno tenuto lontano dalla vita associativa, Franco ha sempre desiderato essere informato. Il suo fisico imponente e la voce profonda, perfino dopo anni di conoscenza, potevano incutere soggezione. «E allora l’interlocutore talvolta titubava nel rispondere, soprattutto quando di novità significative da riferire non ce n’erano», ha ricordato Colombo. Tuttavia, il ringraziamento cordiale e l’energica stretta di mano rinfrancavano chi lo incontrava. «Negli ultimi anni formulava ancora idee e progetti, pur tra fatiche, limitazioni e sofferenze che ha offerto al Signore», ha concluso monsignor Pirovano. «Il nostro ricordo non è fine a se stesso, ma diventa consolazione nel sapere che, dopo avere cercato di vivere pienamente la Parola del Signore, ora Franco è nella sua pace, nella sua gioia, nella sua luce, e si è ricongiunto con i suoi cari che l’hanno preceduto».

  • Funerali di Franco Cavenaghi a Santa Maria Nascente
  • Legame indissolubile con l’Associazione Amici di Monsignor Aristide Pirovano
  • Contributi al mondo del giornalismo, dello sport e dell’impresa

La sua figura rimarrà impressa nella memoria di chi lo ha conosciuto, come un uomo di passione, dedizione e servizio, che ha saputo unire creatività e rigore gestionale per il bene di altri. La sua vita, intensa e spesa bene, è un esempio per tutti. La sua morte è un dolore per la famiglia, per l’Associazione e per chi ha avuto il privilegio di conoscerlo.