Alessandro Impagnatiello non voleva uccidere Giulia Tramontano, ma farla abortire

La Corte d’Assise d’Appello di Milano conferma ergastolo a Impagnatiello per omicidio, ma non riconosce premeditazione.

Alessandro Impagnatiello non voleva uccidere Giulia Tramontano, ma farla abortire
Alessandro Impagnatiello non voleva uccidere Giulia Tramontano, ma farla abortire

Alessandro Impagnatiello, 32 anni, è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio della sua compagna Giulia Tramontano, 29 anni, al settimo mese di gravidanza. La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha confermato la sentenza del processo in primo grado, ma non ha riconosciuto l’aggravante della premeditazione. Secondo i giudici, non vi sono prove che permettano di retrodatare il proposito omicida rispetto al giorno in cui l’uomo ha ucciso la donna.

La motivazione dell’omicidio

Secondo le motivazioni della sentenza, l’idea di uccidere Giulia Tramontano è insorta nell’imputato quando ha realizzato di non riuscire a dissuaderla dall’incontrarsi al bar, considerato un posto di lavoro prezioso. L’uomo, che aveva già scoperto la sua doppia vita e la relazione con un’amante, aveva lasciato il lavoro per evitare di incontrarla. Tuttavia, l’idea di ucciderla è emersa in modo implacabile durante le due ore di attesa che lo separavano dal delitto.

La Corte ha ritenuto che non vi siano prove sufficienti per contestare la premeditazione.

Le circostanze del delitto

Il 28 maggio 2023, Alessandro Impagnatiello ha denunciato la scomparsa di Giulia Tramontano, ma i familiari non hanno creduto all’ipotesi dell’allontanamento volontario. Dopo indagini, è emerso che la donna aveva scoperto la doppia vita del compagno. Nell’automobile dell’uomo sono state trovate tracce biologiche riconducibili a Giulia, e pochi giorni dopo, nella notte tra il 31 maggio e il primo giugno, l’uomo ha confessato di averla uccisa.

Il processo in primo grado, che si è svolto tra il 18 giugno 2024 e il 25 giugno dello stesso anno, ha portato alla condanna definitiva all’ergastolo. I giudici hanno ammesso le aggravanti della crudeltà e del rapporto di convivenza, ma non hanno contestato la premeditazione.

Le motivazioni della sentenza

La Corte d’Assise d’Appello ha sottolineato che l’idea di uccidere Giulia Tramontano è emersa solo nel momento in cui l’uomo ha realizzato di non riuscire a dissuaderla dall’incontrarsi al bar. I giudici hanno ritenuto che non vi siano prove sufficienti per retrodatare il proposito omicida rispetto al giorno del delitto. Inoltre, hanno sottolineato che Giulia non poteva sapere e nessuno poteva metterla in guardia, in quanto la sua condanna a morte era ormai stata decretata.

La Corte ha riconosciuto l’aggravante della crudeltà e del rapporto di convivenza, ma non la premeditazione.

Il caso di Alessandro Impagnatiello ha suscitato molte perplessità e critiche da parte dei familiari della vittima e dell’opinione pubblica. La sentenza, pur confermando l’ergastolo, ha lasciato aperto il dibattito sulla premeditazione e sulle motivazioni dell’omicidio.