Cesare Dromì: «Ho picchiato Turetta per quello che ha fatto a Giulia Cecchettin»

Detenuto calabrese confessa di aver picchiato Filippo Turetta in carcere, spiegando il motivo legato al femminicidio di Giulia Cecchettin.

Cesare Dromì: «Ho picchiato Turetta per quello che ha fatto a Giulia Cecchettin»
Cesare Dromì: «Ho picchiato Turetta per quello che ha fatto a Giulia Cecchettin»

Cesare Dromì, 55 anni, detenuto fino a qualche giorno fa nel carcere di Montorio (Verona), ha confessato di aver picchiato Filippo Turetta in carcere, spiegando che il gesto è stato motivato dal ricordo del femminicidio di Giulia Cecchettin. L’uomo, che ha precedenti per omicidio, tentato omicidio e rapina, ha raccontato attraverso la sua avvocata Alessandra Bisighini di aver fatto di tutto per evitare di incontrare Turetta, ma un incontro occasionale ha scatenato l’esplosione di violenza. «La presenza del Turetta mi ricordava l’immagine della povera ragazza uccisa», ha detto Dromì, che ha seguito gli sviluppi del caso alla televisione, rimanendo profondamente colpito dalla brutalità e dalla malvagità nei confronti di una giovane orfana da un anno.

Una situazione favorevole persa in un istante

Dromì ha spiegato che aveva una cella singola a Montorio, partecipava a attività sportive e culturali, e aveva i difensori e i familiari nella stessa città. Veniva persino seguito da un odontoiatra privato. «Ora ho perso tutto questo, i permessi per buona condotta e il lavoro intramurario, in una parola ho perso una situazione del tutto favorevole», ha aggiunto. Il detenuto ha smentito le ipotesi che il gesto fosse stato un modo per ottenere un trasferimento. «Non avevo debiti proprio con nessuno», ha sottolineato, pur ammettendo di aver pagato le conseguenze del suo atto. Ma non ci sono altri motivi per il mio gesto, anche perché così facendo mi sono rovinato.

Un passato segnato da reati gravi

Dromì, originario di Calabria, è stato arrestato nel 2011 a Stanghella (Padova) per omicidio, tentato omicidio e rapina. Era ricercato e aveva già scontato 21 anni, 4 mesi e 29 giorni di carcere. Trascorreva la maggior parte del tempo in Romania, tornando in Italia solo per visitare il fratello e la madre a Bovolone, in provincia di Verona. In passato aveva anche avuto contatti con le cosche Sergi e Pesce della ‘ndrangheta. Ora, dopo tanti anni a Montorio, si trova in una nuova fase nel penitenziario di Treviso. Da parte mia, come avvocata e donna, respingo ogni forma di violenza, come anche il mio assistito, che ha voluto porgere le sue scuse.

Dromì ha chiesto umilmente perdono ai genitori di Filippo Turetta, che non hanno nessuna colpa. «Ho fatto tutto il possibile per evitare di incontrare Filippo Turetta», ha ripetuto, spiegando che aveva persino rimasto chiuso nella sua cella per non vederlo. «Sapevo che si trovava nella mia sezione e sono persino rimasto chiuso nella mia cella, finché non c’è stato un incontro occasionale», ha detto. Il detenuto ha ammesso di aver colpito Turetta in un raptus, ma ha sottolineato che non l’ha fatto per farmi trasferire. «Il gesto l’ho compiuto in un raptus e come uomo me ne vergogno», ha concluso.