Elisa Claps, la famiglia e la Diocesi: dopo 30 anni, il gelo persiste
La famiglia di Elisa Claps chiede verità dopo 30 anni, mentre la Diocesi di Potenza denuncia proteste come offese.

La famiglia di Elisa Claps, la ragazza uccisa 30 anni fa nella chiesa della Santissima Trinità di Potenza, continua a chiedere verità e trasparenza dopo anni di battaglie. La tensione tra la famiglia e la Diocesi di Potenza persiste, nonostante la chiesa sia stata ristrutturata e riaperta al culto. Lo scorso 5 novembre, centinaia di persone hanno partecipato a un presidio organizzato da “Libera” per protestare contro la decisione della Chiesa di riaprire il luogo sacro, considerato un simbolo di memoria e non di funzioni religiose. La famiglia Claps, insieme a gruppi di attivismo, ha espresso il loro dissenso, contestando la riapertura e chiedendo una maggiore luce sui silenzi e le complicità che si sono consumati negli anni.
La protesta e la reazione della Diocesi
La protesta, in occasione della prima messa celebrata alla Santissima Trinità, ha visto la partecipazione di una folla ingente. Alcuni partecipanti hanno portato cartelli con scritte come «Chiesa della Ss. Omertà» e hanno urlato «Vergogna, vergogna», esprimendo solidarietà alla famiglia Claps. Gildo Claps, presente al presidio, ha accolto la partecipazione come testimonianza di affetto e vicinanza. La Diocesi di Potenza, però, ha reagito con un comunicato in cui ha espresso «profondo rammarico e sconcerto» per quanto accaduto, definendo le proteste come «offese inaccettabili». L’ufficio per le comunicazioni sociali ha stigmatizzato comportamenti che hanno disturbato la funzione religiosa, inclusi sputi e urla, e ha sottolineato la mancanza di un adeguato dispositivo di sicurezza.
La Diocesi ha definito le proteste come offese inaccettabili e ha stigmatizzato comportamenti che hanno disturbato la funzione religiosa. La chiesa, ristrutturata e riaperta ad agosto come luogo di riflessione e preghiera silenziosa, ha visto iniziare le celebrazioni religiose il 2 novembre. La prima messa è stata presieduta dall’arcivescovo Salvatore Ligorio, che a breve lascerà il suo incarico per raggiunto i limiti di età di 75 anni. La protesta, sebbene sia stata considerata un atto di violenza, rappresenta per molti un atto di solidarietà e di richiamo a una verità che, dopo 30 anni, ancora non è pienamente rivelata.
Una manifestazione per ricordare Elisa
Oggi, a partire dalle ore 9.30, a Potenza si svolgerà la manifestazione «Tutti per Elisa», organizzata dalla consulta studentesca. L’iniziativa, che partirà da piazza Zara, toccherà alcune tappe significative, tra cui la casa di Elisa e la piazza Mario Pagano, prima di concludersi davanti alla chiesa della Santissima Trinità. Gli studenti hanno espresso il loro sostegno alla famiglia Claps, ricordando la giovane potentina uccisa nel 1993 e chiedendo una maggiore consapevolezza sulla violenza di genere. La manifestazione è vista come un’occasione per ricordare Elisa e per testimoniare il sostegno alla sua famiglia nel loro impegno per la verità.
La comunità studentesca ha sottolineato l’importanza di un ricordo unitario e di una battaglia comune contro la violenza di genere. La famiglia Claps, attraverso lettere e dichiarazioni, ha ribadito la loro determinazione a non smettere di cercare la verità. Il caso di Elisa, assassinata da Danilo Restivo, continua a suscitare dibattiti e tensioni, nonostante siano passati 30 anni. Il corpo della ragazza è stato ritrovato solo nel 2010, dopo anni di silenzio e complicità. La famiglia, che ha sempre chiesto giustizia, continua a sentirsi esclusa e non riconosciuta, anche di fronte a una comunità che, in parte, sembra non voler più parlare del passato.
La Diocesi, pur avendo espresso rammarico, non ha ancora fornito risposte concrete alle richieste della famiglia. La protesta, sebbene sia stata considerata un atto di violenza, rappresenta per molti un atto di solidarietà e di richiamo a una verità che, dopo 30 anni, ancora non è pienamente rivelata. La comunità studentesca, in particolare, ha sottolineato l’importanza di un ricordo unitario e di una battaglia comune contro la violenza di genere, chiedendo a Potenza di non disunirsi in un momento così significativo.
