Glovo e il cofondatore Oscar Pierre incastrati per falsi autonomi
Il cofondatore di Glovo, Oscar Pierre, è stato messo in stato d’accusa per aver mantenuto falsi autonomi.
Il cofondatore di Glovo, Oscar Pierre, è stato messo in stato d’accusa per aver mantenuto falsi autonomi, un caso che ha scatenato un dibattito su condizioni di lavoro e responsabilità aziendale. Il giudice del Juzgado de Instrucción número 31 di Barcelona ha deciso di aprire un processo per un delitto contro i diritti dei lavoratori, considerando che la società ha continuato a mantenere i repartitori come autonomi nonostante le sentenze che ne avrebbero dovuto garantire la protezione. La decisione, resa nota il 22 settembre 2026, ha suscitato reazioni da parte della società, che ha annunciato di avviare un ricorso.
La posizione della società e la difesa
Un portavoce di Glovo ha dichiarato che la decisione del giudice è “improcedente” e non corrisponde al risultato delle indagini effettuate. La società ha sottolineato che durante l’intero processo ha sempre rispettato la legalità vigente. “Vamos a defender nuestra actuación en España y vamos a seguir trabajando para dar servicio a los miles de restaurantes y usuarios que confían cada día en nosotros”, ha aggiunto un rappresentante. La difesa ha sottolineato che la società ha sempre garantito le condizioni legali per i propri dipendenti, anche se la pratica di mantenere i riders come autonomi è rimasta un punto di discussione.
Le accuse e le prove
Il giudice ha sottolineato che Glovo ha continuato a mantenere la stessa relazione lavorativa con i repartitori, chiamati riders, nonostante le sentenze che ne avrebbero dovuto garantire la protezione. La Fiscalía ha constatato che la società, pur pagando le cotizazioni dei lavoratori, ha mantenuto i repartitori come falsi autonomi. Durante l’istruttoria, più di 40 riders hanno testimoniato, confermando che la società non ha regolarizzato i propri dipendenti nonostante le sentenze. La società ha anche rifiutato di rispondere alle domande dell’Inspezione del Lavoro, nonostante le richieste di chiarimento.
Il giudice ha evidenziato che mantenere i repartitori come falsi autonomi costituisce una pratica illegale, che menomava i diritti dei lavoratori, come salario, orario, riposo e protezione sociale. La sentenza ha aperto un periodo di 10 giorni per permettere alla Procura e all’accusa particolare di presentare i loro atti, con l’obiettivo di aprire ufficialmente il processo per un delitto che può comportare una pena tra sei mesi e sei anni di carcere.
Un caso che ha scosso il settore del delivery
Questo caso ha suscitato un dibattito su condizioni di lavoro e responsabilità aziendale nel settore del delivery. La società ha dovuto affrontare numerose sentenze e sanzioni, con un totale di 267 milioni di euro di debiti con la Seguridad Social. La legge Rider, approvata nel 2021, ha introdotto nuove norme per tutelare i lavoratori autonomi, ma la pratica di mantenere i riders come autonomi è rimasta un tema di discussione. La società ha anche rifiutato di regolarizzare i propri dipendenti nonostante le sentenze, e ha continuato a utilizzare un modello di contratto che ha suscitato critiche da parte delle organizzazioni sindacali.
Il processo, che ha visto la partecipazione di oltre 40 testimoni, ha messo in luce le tensioni tra la società e i suoi dipendenti, nonostante la difesa abbia sottolineato il rispetto della legalità. La sentenza del giudice ha aperto la strada a un processo che potrebbe portare a conseguenze significative per la società, ma la difesa ha già annunciato di avviare un ricorso per contestare la decisione. Il caso di Oscar Pierre rappresenta un esempio di come le normative sul lavoro possano influenzare le pratiche aziendali e le relazioni tra imprese e dipendenti.
