Chiara Tramontano: 3 anni dopo il femminicidio, il dolore non si è spento

Chiara Tramontano parla del dolore e della speranza dopo 3 anni dal femminicidio a Senago.

Chiara Tramontano: 3 anni dopo il femminicidio, il dolore non si è spento
Chiara Tramontano: 3 anni dopo il femminicidio, il dolore non si è spento

Chiara Tramontano, sorella della vittima del femminicidio a Senago, parla con voce ferma e piena di dolore del terzo anno dopo la tragedia. Il 25 maggio 2026, tre anni esatti dal delitto, la famiglia è ancora in lutto, ma anche in attesa di giustizia. Chiara ha scritto un libro intitolato *Non smetterò mai di cercarti*, un modo per tenere viva la memoria di Giulia e per lasciare una testimonianza alla nipotina che porta il suo nome. «Avevo paura che mia sorella venisse dimenticata», ha raccontato. «E avevo paura di poter dimenticare io stessa quello che ho vissuto. La mia memoria ha cambiato i dettagli, forse per proteggermi. Se quello che ricordi lo scrivi nero su bianco, non può cambiare».

Il dolore non si è spento

Il libro non ha portato la pace che sperava: i sensi di colpa non sono andati via. «Vivo sempre con il dubbio di aver tralasciato dei segnali che magari erano campanelli di allarme, penso che forse avrei potuto cambiare il corso degli eventi», ha detto Chiara. Ma su un punto sente di aver dato un contributo: «Temevo che, agli occhi di chi non l’ha conosciuta, mia sorella sarebbe rimasta la donna che non aveva aperto gli occhi, che non aveva avuto coraggio, una vittima del suo stesso destino». La sorella, però, non è mai stata una vittima passiva. «Non associo più la violenza all’uomo grosso che alza la voce. Adesso ho più paura. A volte penso che se fossi aggredita da un uomo potrei diventare una vittima di femminicidio. Prima pensavo non potesse mai capitarmi. Questa cosa mi tormenta».

La giustizia non è ancora arrivata. Chiara è diretta quando parla del processo e della pena. Teme che alla fine del percorso giudiziario Impagnatiello non sconti l’ergastolo. «Un assassino non può uscire di galera dopo 20 anni, è un tempo brevissimo. Tra 20 anni mia sorella avrebbe avuto 50 anni, sarebbe stata ancora giovane. Lui a 50 anni potrebbe rifarsi una vita. Mentre noi, una vita non ce la rifaremo mai». E poi: «Per i miei genitori sarebbe come uccidere Giulia due volte». Questo delitto ha cambiato il suo modo di stare al mondo.

La speranza e la lotta

Chiara vive in Olanda, non è fuggita, dice: si è data una possibilità. Da lì osserva anche come l’Italia racconta i casi di cronaca. «Molte volte vengono fatti dei titoli o scritte delle frasi che fanno malissimo a noi che stiamo vivendo questa cosa. Quando è morta Giulia la mia famiglia è stata assediata dai giornalisti, non ne potevamo più». La sua speranza più grande è semplice, e pesa quanto tutto il resto: «Vorrei riuscire ad accettare la morte di mia sorella, farmene una ragione e riprendere in mano la mia vita. Ho 29 anni, ma mi trovo costantemente a parlare con gli avvocati, a valutare i soldi rimasti con i miei genitori. Vorrei che a un certo punto tutto questo si fermasse».

Non è fuggita, si è data una possibilità. Chiara non ha mai smesso di cercare Giulia, e non smetterà mai. Il dolore non si è spento, ma neanche la speranza. La giustizia, però, è ancora lontana. E il tempo, per lei, non è mai abbastanza.