Ergastolo definitivo per Filippo Turetta per l’omicidio di Giulia Cecchettin

Condanna all’ergastolo per Turetta confermata definitivamente, dopo rinuncia a appello e processo concluso.

Ergastolo definitivo per Filippo Turetta per l'omicidio di Giulia Cecchettin
Ergastolo definitivo per Filippo Turetta per l’omicidio di Giulia Cecchettin

La condanna all’ergastolo per Filippo Turetta, accusato dell’omicidio di Giulia Cecchettin, è diventata definitiva. La Corte d’assise d’appello di Venezia ha confermato la sentenza di primo grado, dopo che sia la Procura Generale che l’imputato hanno rinunciato a presentare appelli. L’ergastolo, aggravato dalla premeditazione, è quindi irrevocabile e sarà esecutivo una volta trascorsi i termini per il ricorso in Cassazione.

Conclusione del processo e rinuncia a appello

Nell’aula bunker di Mestre, davanti alla Corte d’assise d’appello presieduta dal giudice Michele Medici, si è celebrata una breve udienza per formalizzare la rinuncia all’appello da parte della Procura Generale e di Filippo Turetta. La sentenza di primo grado, pronunciata il 3 dicembre 2024, ha riconosciuto Turetta come responsabile del delitto premeditato, escludendo però le aggravanti della crudeltà e dello stalking. La rinuncia delle parti ha reso inammissibili gli appelli, confermando definitivamente la condanna.

La giustizia riparativa non sostituisce la condanna, ma la integra. Dopo la conclusione del processo, Turetta ha deciso di intraprendere la strada della giustizia riparativa, un approccio introdotto dalla riforma Cartabia che prevede il coinvolgimento diretto delle parti attraverso un percorso di ascolto e riconoscimento. Tuttavia, il percorso dovrà avvenire solo con il consenso preventivo del padre di Giulia, Gino Cecchettin, nonostante la legge permetta l’istanza anche in assenza di consenso.

La reazione del padre della vittima

La reazione di Gino Cecchettin, padre della vittima, ha espresso una consapevolezza profonda. “Non esiste una giustizia capace di restituire ciò che è stato tolto, ma esiste la consapevolezza che la verità è stata riconosciuta e che le responsabilità sono state pienamente accertate”, ha detto. “Continuare a combattere quando la guerra è finita è, in fondo, un atto sterile. La consapevolezza che è il momento di fermarsi, invece, è un segno di pace interiore e di maturità, un passo che andrebbe compiuto più spesso. La giustizia ha il compito di accertare i fatti, non di placare il dolore. Come padre, ho scelto da tempo di guardare avanti, perché l’unico modo per onorare Giulia è costruire, ogni giorno, qualcosa di buono in suo nome.”

Il movente di genere è stato riconosciuto dalla Corte. L’avvocato Nicodemo Gentile, legale di parte civile per Elena Cecchettin, ha sottolineato che la Corte ha riconosciuto il movente di genere. “Questi uomini spesso uccidono perché vogliono punire la donna che non risponde più alle loro aspettative”, ha commentato. L’omicidio di Giulia Cecchettin, avvenuto il 11 novembre 2023, ha segnato un tragico episodio di femminicidio, che ha scosso l’opinione pubblica e ha portato a una condanna senza appello.

Turetta, 23 anni, è stato riconosciuto reo confesso. Il 14 ottobre 2025, aveva rinunciato ai motivi d’appello, e il 6 novembre 2025, l’accusa ha preso atto del verdetto di primo grado. La sentenza è diventata definitiva senza passare per la Cassazione, chiudendo definitivamente la vicenda giudiziaria. Turetta, rimasto in carcere a Verona, ha espresso il suo rimorso in una lettera inviata alle autorità giudiziarie, assumendosi la “piena responsabilità” dell’omicidio.