Moto e privacy: le app condividono dati a terzi

Le app per moto condividono dati a terzi, rischi per la privacy e come proteggersi.

Le app per moto possono condividere informazioni personali a terzi, come rivelato da uno studio condotto su 21 automobili e 30 app ufficiali. I dati raccolti, tra cui posizione GPS, abitudini di guida e identificativi del veicolo, possono essere inviati a servizi esterni, tra cui quelli legati alla pubblicità e all’analisi dei comportamenti. L’attenzione alla privacy diventa quindi cruciale per gli utenti che utilizzano dispositivi connessi.

Le app raccolgono dati e li condividono

Uno studio americano ha analizzato il comportamento di 21 automobili e 30 app ufficiali, evidenziando che 19 su 21 hanno contattato almeno un dominio esterno al costruttore. Tra questi, 11 hanno stabilito comunicazioni con servizi riconducibili alla pubblicità, al tracciamento o all’analisi dei comportamenti. Anche le motociclette, se connessi al telefono, possono raccogliere dati simili, come posizione, cronologia dei percorsi e informazioni relative all’utilizzo. Questi dati, se combinati, possono ricostruire un profilo dettagliato delle abitudini dell’utilizzatore.

Proteggere la privacy della propria moto

Per proteggere la privacy, è utile verificare se l’app consente di cancellare i dati registrati o di richiederne l’eliminazione. Alcune applicazioni permettono di disattivare determinate funzioni di analisi o personalizzazione. Inoltre, è importante controllare le opzioni relative alla condivisione dei dati e alle comunicazioni commerciali. Non bisogna però confondere la disattivazione del Bluetooth con il blocco completo della raccolta dati. La soluzione non è necessariamente rinunciare alla tecnologia. Navigazione, servizi di emergenza, localizzazione e informazioni sulla manutenzione possono migliorare concretamente l’esperienza di utilizzo della moto. Serve però maggiore consapevolezza su ciò che accade dietro lo schermo. Il vero problema delle moto connesse non è soltanto quanti dati vengono raccolti, ma come vengono utilizzati, per quanto tempo sono conservati e con chi vengono condivisi.

Su Android e iOS è possibile gestire questi permessi direttamente dalle impostazioni del telefono, scegliendo quando consentire l’utilizzo della localizzazione. L’accesso alla posizione, ad esempio, potrebbe essere necessario per registrare un itinerario, ma non sempre serve mantenerlo attivo continuamente. In alcuni sistemi possono essere disponibili anche dati legati ad accelerazioni e frenate. Questi elementi, presi singolarmente, possono sembrare poco importanti, ma il problema nasce quando vengono combinati.

Il riferimento principale è il GDPR, il Regolamento generale sulla protezione dei dati, che stabilisce obblighi di trasparenza e principi per la raccolta e l’utilizzo delle informazioni personali. Dal 12 settembre 2025 si applicano inoltre le principali disposizioni dell’EU Data Act, che disciplina anche l’accesso e l’utilizzo dei dati generati dai prodotti connessi. Queste normative offrono strumenti di tutela, ma non eliminano automaticamente tutti i rischi legati alla condivisione delle informazioni. La responsabilità del controllo rimane in parte nelle mani dell’utente, soprattutto quando si utilizzano applicazioni installate sullo smartphone. È importante verificare quali autorizzazioni sono state concesse all’app della propria moto. Inoltre, è utile controllare le opzioni relative alla condivisione dei dati e alle comunicazioni commerciali. La gestione della privacy diventa sempre più importante nel settore motociclistico, con la diffusione di sistemi digitali sempre più evoluti.