Morocho, il cane salvato da un fiume in piena, al centro di una controversia tra Comune e volontari

Un cane randagio salvato da un fiume in piena diventa protagonista di una disputa tra Comune e volontari per l’adozione.

Morocho, il cane randagio salvato dalle acque del fiume Mapocho a Santiago del Cile, è al centro di una controversia tra il Comune e un’associazione animalista che sostiene di avergli trovato una famiglia. Dopo essere sopravvissuto a una situazione estremamente pericolosa, il quattro zampe sembrava finalmente arrivato al momento di iniziare una nuova vita. Tuttavia, proprio quando tutto lasciava immaginare un lieto fine, è scoppiata una disputa sulla sua adozione. Da una parte il Comune di Santiago, intenzionato ad accoglierlo come mascotte municipale, dall’altra un’associazione animalista che sostiene di avergli già trovato una famiglia.

Un salvataggio drammatico e un futuro incerto

La storia di Morocho ha emozionato migliaia di persone, trasformandosi in un caso seguito anche dai media internazionali. Il salvataggio, diventato virale, ha acceso i riflettori sulla sua situazione, attirando numerose persone interessate ad accoglierlo. Il cane, rimasto intrappolato nelle acque del fiume Mapocho, ha lottato per ore contro la corrente impetuosa, mentre i soccorritori tentavano disperatamente di raggiungerlo. Impossibilitato a raggiungere autonomamente la terraferma, Morocho è stato notato da alcune persone presenti lungo le sponde, che hanno immediatamente chiesto aiuto. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, gli operatori della sicurezza municipale e gli specialisti del GOPE, il Gruppo per le operazioni speciali dei Carabineros cileni. La veterinaria Mariela Fincheira, subdirettrice dell’area di Igiene ambientale del Comune di Santiago, ha spiegato che l’animale presentava soltanto alcune lesioni superficiali. Secondo la professionista, con il riposo, un’alimentazione adeguata e le necessarie attenzioni, Morocho avrebbe potuto recuperare rapidamente le energie.

Il Comune ha prospettato per Morocho un ruolo simbolico nelle iniziative dedicate alla tutela degli animali.

Un’alternativa proposta da un’associazione animalista

L’8 ottobre, il sindaco di Santiago, Mario Desbordes, ha annunciato che Morocho sarebbe rimasto con il personale della Direzione per la sicurezza municipale. Gli operatori, coinvolti nelle operazioni di soccorso, avevano infatti manifestato il desiderio di prendersi cura dell’animale. La struttura aveva recentemente perso un altro cane, diventato nel tempo una mascotte molto amata dai dipendenti. Il sindaco ha quindi autorizzato l’accoglienza di Morocho, annunciando che sarebbe diventato la nuova mascotte municipale. Secondo quanto comunicato dall’amministrazione, il quattro zampe avrebbe avuto a disposizione uno spazio protetto, cibo, assistenza veterinaria e le attenzioni quotidiane del personale.

L’annuncio del Comune, però, non è stato accolto favorevolmente dalla fondazione Todos Somos Cholita. L’associazione sostiene infatti di aver già individuato una famiglia disposta ad adottare Morocho e capace di garantirgli una sistemazione stabile. Catalina Mihovilovic, componente della fondazione, ha espresso la contrarietà dell’organizzazione, spiegando che, secondo i volontari, vivere all’interno di una struttura istituziale non equivale necessariamente a essere adottato da una famiglia.

La preoccupazione riguarda soprattutto la continuità delle cure e delle responsabilità nei confronti dell’animale.

Per questo motivo, la fondazione ha chiesto al sindaco di riconsiderare la decisione e consentire a Morocho di raggiungere la famiglia già individuata. Il Comune, dal canto suo, sostiene di poter garantire al cane sicurezza, assistenza e una presenza costante. Due posizioni differenti, accomunate almeno dall’obiettivo dichiarato di assicurare all’animale un futuro migliore. La storia di Morocho ha riportato l’attenzione sull’importanza della tutela dei cani randagi e sulle responsabilità che accompagnano ogni adozione.