L’aumento dei canoni d’affitto e la tensione tra contadini e principi Torlonia
Tensioni tra contadini e principi Torlonia per l’aumento dei canoni d’affitto e la concorrenza del nuovo zuccherificio.
Nel 1924, i principi Torlonia pretesero un aumento dei canoni d’affitto, un atto che scatenò proteste e tensioni nella Marsica. L’evento, registrato nel numero 437 del Risorgimento d’Abruzzo e Molise, segnò l’inizio di una serie di conflitti tra i contadini e l’alta nobiltà romana. L’aumento, considerato ingiusto e insostenibile, fu rifiutato in blocco dai fasci, dai mutilati e dai combattenti locali. La questione, già dibattuta nel 1923, si fece più complessa con l’annuncio di un nuovo zuccherificio Viterbese che minacciava la posizione della Società Romana Zuccheri. Questa notizia, diffusa nel 1926, aggravò ulteriormente le tensioni, alimentando la protesta degli agricoltori.
La protesta agricola e la lotta per i diritti dei contadini
La decisione dei principi Torlonia di aumentare i canoni d’affitto fu vista come un ulteriore onere per i contadini, già sottoposti a pressioni economiche e sociali. L’anno successivo, nel 1925, l’avvocato Augusto D’Andrea, rappresentante dei bieticoltori, si oppose pubblicamente alle promesse di Torlonia, sottolineando l’impossibilità di accettare un’ipotesi di nuovo zuccherificio. « Non si lascino prendere dalle mirabolanti e irreali promesse », scrisse D’Andrea, esprimendo la preoccupazione per l’impatto negativo sulle attività agricole. La protesta si intensificò, con i contadini che temevano di dover pagare i concimi e i semi a prezzo pieno, senza alcuna agevolazione.
La situazione si fece più drammatica quando, nel 1926, si diffuse la notizia del nuovo zuccherificio Viterbese che avrebbe potuto minare la posizione della Società Romana Zuccheri. I principi Torlonia, temendo questa concorrenza, dichiararono guerra ai bieticoltori che avessero aderito all’iniziativa, affermando che la nuova società veniva a « turbare la fiorente industria locale ». Oltretutto, richiesero alla Società Romana Zuccheri la restituzione immediata della rete ferroviaria fucense, oppure il pagamento di tre milioni di lire. Di conseguenza, gli agricoltori protestarono per i costi che si sarebbero scaricati sicuramente su di loro, costringendoli a pagare i concimi e i semi a prezzo pieno, senza alcuna agevolazione.
Il congresso dei sindacati agricoli e le proposte di soluzione
La situazione raggiunse un punto di crisi nel 1926, quando si decise di indire un grande congresso dei sindacati agricoli della Marsica, sollecitato dal segretario federale Ciro Cicchetti. L’evento, che vide la partecipazione di rappresentanti locali e figure di spicco come l’onorevole Luigi De Simone e il console della milizia Panfili, fu un tentativo di trovare una soluzione al conflitto. Tra le proposte emerse, si discusse la riduzione dei canoni d’affitto, considerati un fattore di impoverimento del terreno. L’onorevole De Simone propose un arbitrato per instaurare trattative dirette con Torlonia, mentre il console Panfili suggerì la nomina di una commissione tecnica per trovare un accordo. « La questione avrà riflessi politici oltre che economici », affermò De Simone, sottolineando l’importanza del tema.
La seduta fu chiusa con un inno all’onorevole Edmondo Rossoni, capo del sindacalismo nazionale. La questione del Fucino, come veniva chiamata la tensione tra contadini e nobiltà, rimase un tema di dibattito per anni. L’interesse per l’industrializzazione e la proprietà terriera continuò a dividere le comunità locali, con i contadini che cercavano di proteggere i loro diritti e i principi Torlonia che difendevano i loro interessi economici. La situazione, pur non risolta, rimase un esempio di conflitto sociale e politico in una regione in fase di trasformazione.
