Dna sui pedali: ipotesi di scambio con cucchiaino in caso Garlasco

Nuova ipotesi su scambio di provette nel caso Garlasco: Dna sui pedali potrebbe provenire da cucchiaino della vittima.

Dna sui pedali: ipotesi di scambio con cucchiaino in caso Garlasco
Dna sui pedali: ipotesi di scambio con cucchiaino in caso Garlasco

Il caso Garlasco, che vede al centro un omicidio avvenuto il 13 agosto 2007, torna sotto la lente degli inquirenti a causa di un’ipotesi investigativa che potrebbe rivoluzionare la ricostruzione delle indagini. Secondo quanto emerso dagli accertamenti della Procura di Pavia, il Dna rilevato sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi potrebbe non essere effettivamente il suo, ma riconducibile al cucchiaino utilizzato dalla vittima, Chiara Poggi, per la colazione e rinvenuto nell’abitazione. La possibilità di uno scambio di provette tra i due campioni è stata resa meritevole di approfondimento anche grazie alla coincidenza tra le quantità di materiale genetico rilevate, espresse in centesimi di nanogrammi per microlitro.

Le incongruenze nella documentazione

Nel corso dell’audizione del 10 settembre, il procuratore aggiunto Stefano Civardi ha evidenziato le incongruenze riscontrate nella documentazione e la necessità di verificare la sequenza delle operazioni. Tra gli elementi da chiarire c’è anche la comunicazione del risultato positivo: secondo quanto ricostruito, la relazione destinata alla pm dell’epoca, Rosa Muscio, sarebbe stata trasmessa il 24 settembre, cinque giorni dopo l’analisi. Nel frattempo sarebbero stati registrati due esiti negativi, che non sarebbero confluiti negli atti messi a disposizione delle parti.

La comunicazione del risultato è avvenuta con un ritardo di cinque giorni. Inoltre, il capitano del Ris Alberto Marino, che all’epoca si occupava delle analisi biologiche, avrebbe riferito di non ricordare con precisione diversi passaggi. Ha spiegato che il campione sarebbe stato sottoposto a una nuova amplificazione per migliorarne il risultato e ha indicato come presumibile responsabile del caricamento dei dati un altro operatore del Ris, identificato con la sigla «Port».

Le analisi del 19 settembre 2007

Il 19 settembre 2007, poco dopo le 15, le prime analisi sul campione identificato con la sigla «bu_p» avevano restituito un tracciato genetico parziale, non sufficiente per attribuirlo con certezza a una persona. Nei commenti associati al file compariva anche il termine «evaporato», riferito al profilo individuato. Successivamente, dopo ulteriori approfondimenti, alle 18.37 sarebbe emersa la corrispondenza con il Dna di Chiara Poggi. È proprio questo passaggio a essere oggetto delle verifiche della Procura, che vuole comprendere come sia stato possibile ottenere risultati tanto diversi a poche ore di distanza.

Il campione è passato da un risultato parziale a una corrispondenza con il Dna della vittima in tre ore. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire come sia stato possibile ottenere tali risultati così diversi in un breve lasso di tempo. La Procura di Pavia sta cercando di ricostruire eventuali anomalie nelle procedure seguite all’epoca, distinguendo le ipotesi investigative dagli elementi effettivamente dimostrati.

Il caso resta legato all’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella sua abitazione di Garlasco il 13 agosto 2007. Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva per il delitto, mentre le nuove indagini si sono concentrate su Andrea Sempio, per il quale la Procura ha chiuso le indagini contestandogli l’omicidio. L’ipotesi di uno scambio di provette, al momento, rappresenta un punto da verificare e non una conclusione accertata.