Giustizia per Pamela Mastropietro: in Cassazione striscioni e il fratello di Emanuela Orlandi
In Cassazione si celebra l’udienza per l’aggravante della violenza sessuale nell’omicidio di Pamela Mastropietro, con striscioni e presenza del fratello di Emanuela Orlandi.

La Corte di Cassazione ha ospitato oggi un momento di attenzione e solidarietà per Pamela Mastropietro, la 18enne romana uccisa e fatta a pezzi nel 2018 dopo essere fuggita da una comunità di Corridonia (Macerata). La famiglia della ragazza, insieme a parenti e amici, ha partecipato all’udienza in cui si discute l’aggravante della violenza sessuale nei confronti di Innocent Oseghale, già condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio. Lo striscione “Giustizia per Pamela Mastropietro” e la foto sorridente della ragazza con una coroncina in testa sono stati visibili davanti alla corte, simbolo di una richiesta di giustizia che si estende oltre il caso specifico. La madre di Pamela, Alessandra Verni, ha espresso l’aspettativa di una conferma dell’ergastolo, mentre il fratello di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana scomparsa oltre 40 anni fa, ha partecipato in solidarietà.
La vicenda giudiziaria e le dichiarazioni della famiglia
La famiglia di Pamela Mastropietro ha seguito con attenzione i tre gradi di giudizio, che hanno confermato la violenza su Pamela. Alessandra Verni ha espresso la sua aspettativa di giustizia anche oggi, sottolineando l’importanza di una sentenza che riconosca l’aggravante della violenza sessuale. “Dopo tre gradi di giudizio, che hanno sempre confermato la violenza su Pamela, mi aspetto giustizia anche oggi”, ha detto la madre. A sostenerla è stato anche Pietro Orlandi, fratello di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana scomparsa oltre 40 anni fa. “Era il minimo stare qui, essere presenti e dare solidarietà ad Alessandra, che è rimasta sola, abbandonata anche dai media”, ha sottolineato.
Le dichiarazioni del difensore e la contestazione della sentenza
Il difensore di Innocent Oseghale, Simone Matraxia, ha espresso la sua contestazione della ricostruzione fatta dai giudici della Corte di appello di Perugia. “Il racconto dei giudici della Corte di appello di Perugia non è altro che un racconto di quanto loro stessi possono solo immaginare”, ha detto. Matraxia ha sottolineato che le circostanze introdotte come certezze si basano su congetture e immaginazione. “Ancora oggi non riesco a capire come sia uscita fuori l’ipotesi per cui la ragazza pretendeva l’uso del profilattico”, ha aggiunto. L’avvocato ha ritenuto il percorso argomentativo dei giudici di Perugia “illogico e contraddittorio”. L’avvocato Umberto Gramenzi ha confermato che la ricostruzione dei giudici non ha “né capo né coda” e ha ricordato che sono state sentite le persone che avevano avuto un rapporto sessuale con Pamela prima di incontrare Oseghale. “Da qui a dire che il movente è stato un rapporto non protetto ce ne passa”, ha concluso.
La sentenza del processo bis per la sola aggravante della violenza sessuale è attesa oggi e potrebbe influire sul calcolo della pena e sulla conferma dell’ergastolo per Innocent Oseghale. La famiglia di Pamela, insieme a parenti e amici, ha espresso la sua aspettativa di una conferma della condanna definitiva. “Pamela voleva vivere e dei mostri le hanno spezzato tutti i sogni”, si legge su uno striscione in piazza. La madre, Alessandra Verni, ha espresso la sua aspettativa di giustizia, sottolineando l’importanza di un processo che riconosca l’aggravante della violenza sessuale. “Mi aspetto la conferma dell’ergastolo”, ha detto.
