Alessandro Impagnatiello uccise Giulia per punirla, il delitto fu premeditato

Il processo di appello bis per Alessandro Impagnatiello, accusato di omicidio premeditato e interruzione di gravidanza.

Alessandro Impagnatiello uccise Giulia per punirla, il delitto fu premeditato
Alessandro Impagnatiello uccise Giulia per punirla, il delitto fu premeditato

Alessandro Impagnatiello, ex barman dell’Armani Caffè, è tornato davanti ai giudici per un nuovo processo d’Appello dopo che la Corte di Cassazione ha disposto un nuovo procedimento per il solo riconoscimento dell’aggravante della premeditazione, esclusa nella sentenza di secondo grado. L’imputato, condannato all’ergastolo per omicidio pluriaggravato, distruzione di cadavere e interruzione non consensuale di gravidanza, è in carcere a Pavia. La sua difesa, guidata dall’avvocato Giulia Geradini, ha espresso disappunto per la decisione, ma si prepara a presentare nuove argomentazioni. La vittima, Giulia Tramontano, ventinovenne, è morta dopo essere stata avvelenata con un topicida e uccisa con 37 coltellate quando era al settimo mese di gravidanza.

Le prove di una pianificazione dettagliata

Dal computer di Impagnatiello sono emersi dati che indicano una pianificazione dettagliata: ricerche sul topicida, quantità necessarie per uccidere una persona e come preparare pozioni letali. Un investigatore ha riferito che l’imputato, mentre era in caserma, ha digitato sul telefono «rimuovere macchie di sangue» alle 11.06 del 31 maggio. La casa della coppia è stata analizzata come una «scena preparata», con tracce di sangue sotto il tappeto ma non sopra, e il divano vicino al tappeto era negativo al luminol, indicando che era stato coperto in precedenza. La giudice della Corte d’Assise Antonella Bertoja ha sottolineato che il proposito criminoso di uccidere Giulia è sorto in Impagnatiello ancor prima del 27 maggio 2023, quando la vittima è tornata a casa dopo un incontro con l’amante dell’imputato.

La premeditazione fu un piano ben definito, con l’arma scelta e la scena preparata. L’imputato ha mandato messaggi dal telefono della vittima, fingendosi lei, usando gli stessi termini e chiamando «madre» la madre di Giulia. Il pm ha elencato una «valanga di bugie» utilizzate per giustificare le sue azioni, tra cui la falsa spiegazione del barbecue per giustificare la cenere nel suo appartamento e l’affermazione che Giulia soffrisse di un disturbo bipolare.

La motivazione e le reazioni

La difesa ha espresso disappunto per la decisione della Cassazione, che ha confermato la premeditazione. L’avvocato Giulia Geradini ha anticipato che torneranno a discutere la motivazione. I familiari della vittima, invece, hanno accolto con soddisfazione la decisione. Il legale del papà, Nicodemo Gentile, ha sottolineato che l’omicidio fu un atto di spirito punitivo, una «eliminazione lucidamente pianificata» della compagna e del bimbo che portava in grembo. La sostituta pg Elisabetta Ceniccola ha insistito che l’omicidio fu un agguato premeditato, con l’arma già scelta e la rimozione del tappeto, elementi valorizzati nella sentenza di primo grado.

La sentenza di primo grado aveva stabilito che l’omicidio fu premeditato, ma la Corte d’Appello ha ritenuto che l’intenzione fosse interrompere la gravidanza. La Cassazione ha confermato la premeditazione, sottolineando che l’azione fu pianificata e messa in atto la sera del 27 maggio 2023, quando Giulia tornò a casa dopo l’incontro con l’amante di Impagnatiello. La difesa ha chiesto di escludere l’aggravante della crudeltà e il riconoscimento delle attenuanti generiche, ma il ricorso è stato respinto.