La Casa di Semiautonomia “Giulia Cecchettin” torna ad accogliere donne e bambini vittime di violenza

La Casa di Semiautonomia “Giulia Cecchettin” a Grottaferrata riapre per offrire supporto alle donne e ai loro figli vittime di violenza.

La Casa di Semiautonomia “Giulia Cecchettin” torna ad accogliere donne e bambini vittime di violenza
La Casa di Semiautonomia “Giulia Cecchettin” torna ad accogliere donne e bambini vittime…

La Casa di Semiautonomia “Giulia Cecchettin” a Grottaferrata ha ripreso le attività, tornando ad accogliere donne e bambini vittime di violenza. L’evento è stato presentato venerdì 18 settembre durante una conferenza stampa a Palazzo Grutter, nel centro della città. Presenti il commissario straordinario del Comune, il prefetto Filippo Santarelli, la responsabile dei Servizi alla Persona, Francesca Fabbris, e la presidente di Ponte Donna, Carla Centioni. La riapertura rappresenta una risposta concreta a un bisogno che non termina con l’allontanamento dalla violenza.

Un sostegno per la libertà e l’indipendenza

Dal 1° luglio 2026, la struttura accoglie due nuovi nuclei familiari: due giovani madri insieme ai rispettivi figli, un bambino di 6 anni e uno di 4. Le donne vengono accompagnate nella costruzione di una nuova quotidianità, attraverso sostegno psicologico, percorsi di rafforzamento personale e un aiuto concreto nella ricerca di un lavoro e di un’abitazione. I bambini, invece, possono frequentare la scuola a tempo pieno, una possibilità fondamentale per il loro percorso educativo e per consentire alle madri di conciliare le responsabilità di cura con il lavoro.

La Casa di Semiautonomia trasforma la protezione in libertà. Una donna può essere al sicuro e, allo stesso tempo, non avere ancora un lavoro, una casa o gli strumenti economici necessari per sostenere sé stessa e i propri figli. È proprio in questo passaggio che una casa di semiautonomia può fare la differenza: trasformare la protezione in libertà, l’assistenza in indipendenza e la paura in una nuova possibilità di scelta.

Un impegno continuo anche senza risorse

La ripresa delle accoglienze è arrivata dopo una fase in cui le professioniste di Ponte Donna hanno continuato volontariamente a seguire le donne precedentemente ospitate, accompagnandole fino alla completa autonomia. Un impegno portato avanti anche in assenza delle condizioni necessarie per accogliere nuovi nuclei, che racconta quanto il percorso di uscita dalla violenza non possa interrompersi al termine dell’emergenza.

La memoria di Giulia si traduce in sostegno concreto. Il contributo della Fondazione Giulia Cecchettin ha permesso alla Casa di riaprire le porte e a Ponte Donna di tornare ad accogliere nuove donne, affiancandole attraverso il lavoro di psicologhe, educatrici e operatrici sociali. La Casa di Semiautonomia interviene in una fase particolarmente delicata: le ospiti hanno già intrapreso un percorso di uscita dalla violenza e superato la prima fase di messa in sicurezza, ma hanno ancora bisogno di tempo e sostegno prima di poter vivere in completa indipendenza.

All’interno della struttura ogni donna segue un progetto personalizzato. Il supporto psicologico si affianca ai percorsi di empowerment, all’orientamento lavorativo e alla ricerca di una nuova sistemazione abitativa. L’obiettivo non è soltanto offrire un tetto, ma restituire alle ospiti la possibilità di decidere liberamente della propria vita. Grande attenzione è riservata anche ai bambini, che possono portare con sé le conseguenze della violenza assistita e dello sradicamento dalla precedente quotidianità. Il sostegno scolastico e la possibilità di frequentare regolarmente le lezioni contribuiscono a restituire loro stabilità, relazioni e prospettive.