Il caso Garlasco si complica: nuove prove, dubbi su Dna e accertamenti del Ris
Nuove indagini sul caso Garlasco mettono in discussione le prove del 2007 e la conservazione dei reperti. Dna non confermato, ipotesi di scambio e distruzione di materiali.

Il caso Garlasco, ormai diventato un simbolo di complessità giudiziaria e scientifica, si complica ulteriormente con nuove indagini che mettono in discussione le prove raccolte nel 2007 e la conservazione dei reperti. Dopo anni di procedimenti, la Procura di Pavia ha aperto un nuovo fronte investigativo, concentrando l’attenzione su Andrea Sempio, accusato di omicidio volontario aggravato. Tuttavia, le nuove analisi non hanno portato a una conclusione definitiva, ma hanno sollevato dubbi su alcuni elementi chiave del caso, tra cui il Dna trovato sui pedali della bicicletta e la distruzione di materiali nel 2016.
Le analisi del Dna e la discordanza dei risultati
Le indagini della Procura di Pavia hanno evidenziato una discordanza tra i risultati delle analisi del Dna effettuate nel 2007 e quelli successivi. Il 19 settembre 2007, le analisi sul campione prelevato dai pedali della bicicletta passarono da un profilo parziale, non attribuibile con certezza, a un profilo corrispondente a quello della vittima, Chiara Poggi. Tuttavia, ulteriori test effettuati il 20 settembre 2007 non hanno confermato la presenza del Dna della vittima, e questi risultati non sono stati inseriti nel fascicolo processuale. La Procura ha richiesto ulteriori approfondimenti, ma non risulta traccia di tali indagini.
Le ipotesi di scambio di provette e la mancanza di documentazione
La Procura ha anche preso in considerazione l’ipotesi di uno scambio di campioni con materiale genetico proveniente da un cucchiaino utilizzato da Chiara per la colazione. I magistrati stanno ricostruendo le operazioni di laboratorio risalenti a quasi vent’anni fa, concentrando l’attenzione su tre ore decisive tra le 15.34 e le 18.37 del 19 settembre 2007. Non si tratta di una prova, ma di un’ipotesi investigativa. I magistrati hanno chiesto chiarimenti sui passaggi tecnici, sulle operazioni di ri-amplificazione del materiale genetico e sull’identità degli operatori intervenuti nelle diverse fasi dell’analisi.
La distruzione di reperti e la questione della conservazione
Un altro aspetto che ha sollevato interrogativi riguarda la distruzione di alcuni materiali conservati presso il Ris di Parma. Nel 2016 furono smaltiti alcuni eluiti, soluzioni liquide ottenute durante le lavorazioni di laboratorio, relativi anche a campioni collegati alle unghie di Chiara e alla traccia palmare 33. La circostanza ha sollevato interrogativi perché un successivo provvedimento giudiziario sulla distruzione dei reperti risale al 2022. Secondo la ricostruzione del Ris, gli eluiti costituivano materiali intermedi di lavorazione e non reperti sottoposti a sequestro. La differenza non è secondaria, ma occorre stabilire se quei materiali dovessero essere conservati, se potessero essere utilizzati per nuove analisi e quali disposizioni ne regolassero lo smaltimento.
La questione riguarda la natura giuridica e scientifica dei materiali eliminati e le regole applicabili alla loro conservazione. Anche in questo caso, non basta conoscere la data della distruzione per concludere che sia stato commesso un illecito. La Procura ha evidenziato che la distruzione di reperti potrebbe influire sulle analisi future, ma non ha ancora stabilito se si tratti di un atto illegale.
Lo scontrino di Vigevano e l’alibi di Sempio
Resta aperta anche la discussione sullo scontrino del parcheggio di Vigevano, presentato da Andrea Sempio per sostenere di essersi trovato lontano dalla villetta di Chiara Poggi nella mattina del delitto. L’indagato ha raccontato di essersi recato a Vigevano per cercare un libro, di aver trovato il negozio chiuso e di essere poi tornato a Garlasco. La ricevuta del parcheggio riporta un orario delle 10.18. La difesa sostiene che lo scontrino sia autentico e che appartenga effettivamente a Sempio. La Procura ha approfondito le circostanze della sua acquisizione e la sua capacità di dimostrare gli spostamenti dell’indagato. La distinzione è importante: l’autenticità materiale della ricevuta non prova automaticamente chi l’abbia ritirata, né la presenza a Vigevano in un preciso momento dimostra necessariamente dove quella persona si trovasse durante tutte le fasi dell’aggressione.
Il caso Garlasco, con le sue complessità e le nuove indagini, continua a rappresentare un esempio di come le prove scientifiche e le procedure investigative possano influenzare il corso di un processo. Mentre la Procura di Pavia si prepara a presentare un nuovo processo a Andrea Sempio, la famiglia di Chiara
