Coccinella contro il killer dei pini: a Napoli il primo test mondiale di lotta biologica

A Napoli si svolge il primo esperimento al mondo di lotta biologica contro la cocciniglia tartaruga, utilizzando una coccinella originaria dell’America Latina.

Coccinella originaria dell'America Latina liberata a Napoli per combattere la cocciniglia tartaruga
Coccinella originaria dell’America Latina liberata a Napoli per combattere la cocciniglia tartaruga

A Napoli, nel cuore della Mostra d’Oltremare, si svolge il primo esperimento al mondo di lotta biologica contro la cocciniglia tartaruga, un parassita devastante per i pini. Cento esemplari di una coccinella originaria dell’America Latina, il Thalassa montezumae, sono stati liberati per combattere l’invasione del killer dei pini. L’obiettivo è fermare la diffusione del parassita e ripristinare l’equilibrio degli ecosistemi colpiti. L’esperienza, coordinata dalla Regione Campania e supportata dall’Università Federico II, rappresenta un passo avanti nella difesa del patrimonio ambientale e culturale delle pinete italiane.

Un’emergenza che ha cambiato il volto del paesaggio italiano

La cocciniglia tartaruga del pino è diventata negli ultimi anni uno dei principali nemici delle pinete italiane. Arrivata probabilmente attraverso scambi commerciali internazionali, ha trovato nel clima mediterraneo condizioni favorevoli alla diffusione. La Campania è stata una delle prime regioni colpite duramente. Migliaia di pini sono stati indeboliti o abbattuti, con conseguenze non solo ambientali ma anche paesaggistiche ed economiche. L’insetto si insedia sulla pianta e sottrae linfa, provocando un progressivo indebolimento. Le chiome perdono vigore, gli alberi diventano più esposti ad altre patologie e, nei casi più gravi, arrivano al collasso.

«La cocciniglia tartaruga è presente in Campania da circa dieci anni e ormai ha raggiunto Lazio, Toscana, Marche, Abruzzo e Puglia», ha spiegato Antonio Garonna, professore di Entomologia generale e applicata dell’Università Federico II. «Il pino domestico è una specie particolarmente vulnerabile e nel giro di pochi anni può collassare sotto l’attacco di questo insetto». Una minaccia silenziosa, perché spesso il declino dell’albero diventa evidente quando il danno è già avanzato.

La sperimentazione internazionale a Napoli

Napoli diventa il centro di una sperimentazione internazionale, con la Mostra d’Oltremare scelta come laboratorio naturale per verificare se il Thalassa montezumae sarà in grado di contenere la diffusione della cocciniglia. Il sito non è casuale: l’area verde urbana con pini di età diverse offre un ambiente ideale per studiare il comportamento del predatore. I ricercatori potranno monitorare la capacità del coleottero di adattarsi al nuovo ambiente, la sua riproduzione, la sopravvivenza durante l’inverno e l’effetto reale sulla popolazione della cocciniglia.

Il Thalassa montezumae, originario dell’America Centrale, è stato importato dalle isole Turks e Caicos, sottoposto a controlli rigorosi e allevato in condizioni protette nel centro di quarantena di Firenze. Solo dopo una lunga fase di valutazione scientifica e il via libera delle autorità competenti è stato autorizzato il rilascio sperimentale. «Il ministero dell’Ambiente ha valutato le informazioni scientifiche disponibili e ha ritenuto che non dovrebbero esserci conseguenze negative sull’ecosistema», ha spiegato Garonna. La natura ha i suoi tempi, e la lotta biologica non funziona come un trattamento chimico. Non elimina il problema in pochi giorni, ma punta a ristabilire un rapporto naturale tra specie diverse. «Non dobbiamo aspettarci la scomparsa della cocciniglia», ha chiarito Giuseppino Sabatini, entomologo e ricercatore del Crea. «L’obiettivo è raggiungere un equilibrio naturale tra predatore e preda, mantenendo la popolazione del parassita a livelli tali da non provocare più la morte delle piante».

Se il Thalassa montezumae dimostrerà di riuscire ad ambientarsi e a contenere la cocciniglia, la tecnica potrebbe essere estesa ad altre aree colpite. Sarebbe una svolta soprattutto per i contesti urbani: parchi pubblici, viali alberati, zone costiere dove l’utilizzo di prodotti chimici è spesso problematico per costi, difficoltà operative e impatto ambientale. Napoli, dunque, diventa il punto di partenza di una sfida che riguarda un intero Paese. La posta in gioco va oltre la sopravvivenza di alcune migliaia di alberi. I pini rappresentano un patrimonio ambientale, culturale e paesaggistico. Sono parte dell’immagine delle città mediterranee, delle coste italiane e della memoria collettiva di intere comunità. La battaglia è appena iniziata. Il protagonista è un insetto grande pochi millimetri, ma la sua missione è enorme: fermare il killer dei pini e dimostrare che, qualche volta, per difendere la natura può essere proprio la natura stessa a offrire la soluzione.