La consulenza finanziaria diventa chiave per le pensioni e gli investimenti in Italia
L’importanza della consulenza finanziaria per le pensioni e gli investimenti in Italia, con dati su consapevolezza e paura delle perdite.
La figura del consulente finanziario sta assumendo un ruolo centrale nel panorama delle pensioni e degli investimenti in Italia, dove cresce la consapevolezza del bisogno di costruire un patrimonio per il futuro, ma persiste la paura delle perdite e la difficoltà a trasformare il risparmio in un piano di lungo periodo. Secondo uno studio di Amundi, il 68% degli investitori italiani ha accesso a una forma di consulenza finanziaria, una quota superiore alla media europea. Tuttavia, il 39% degli intervistati indica la paura di perdere denaro come uno dei principali ostacoli all’investimento, un dato che mette in luce un divario tra intenzione e azione.
La previdenza complementare e il ruolo della consulenza
Il 38% del reddito atteso durante il pensionamento in Italia proviene da risparmi e investimenti personali, una percentuale sostanzialmente in linea con la media europea del 37%. Nonostante il ruolo crescente attribuito al patrimonio individuale, soltanto il 36% degli investitori considera il pensionamento una delle principali motivazioni per le proprie scelte di investimento. La dipendenza dalla componente pubblica risulta ancora più elevata tra gli investitori con 51 anni e oltre, evidenziando una maggiore fiducia nella previdenza statale.
La consulenza professionale può offrire ascolto e orientamento, aiutando gli investitori a prendere decisioni più consapevoli. Paolo Proli, Co-General Manager di Amundi SGR, sottolinea come i risultati evidenzino una distanza tra la consapevolezza dell’importanza della previdenza complementare e la capacità di trasformarla in una scelta concreta. Molti investitori italiani continuano a fare affidamento sulla previdenza pubblica, pur riconoscendo un ruolo importante anche ai risparmi e agli investimenti personali, mentre la previdenza complementare rimane la componente meno considerata.
La conoscenza finanziaria e l’uso di nuove fonti
La preparazione finanziaria degli investitori italiani si colloca leggermente sotto la media europea, con il 43% che ha risposto correttamente a tutte e tre le domande di base sull’educazione finanziaria, contro il 47% in Europa. Gli assistenti basati sull’intelligenza artificiale, come ChatGPT o Gemini, sono utilizzati da appena il 9% degli investitori italiani, contro il 15% della media europea. Più diffuso è il ricorso agli influencer, con il 33% degli investitori che ha cercato informazioni o consigli attraverso questi canali, ma il 41% di chi utilizza questi canali afferma di aver preso una decisione di investimento sulla base dei loro suggerimenti, una percentuale inferiore sia alla media europea che a quella globale.
Il ricorso agli influencer non si traduce tuttavia automaticamente in decisioni operative. Tra gli investitori che utilizzano questi canali per ricevere informazioni e indicazioni, il 41% afferma di aver preso una decisione di investimento sulla base dei loro suggerimenti. Una percentuale inferiore sia alla media europea del 49% sia a quella globale del 56%. Il 52% dei risparmiatori ritiene sufficiente un fondo di emergenza inferiore a sei mesi di reddito per affrontare spese impreviste, ma una parte degli investitori continua comunque a mantenere disponibilità liquide superiori a questa soglia.
Il risultato è un paradosso: da una parte cresce la consapevolezza della necessità di costruire un capitale per il futuro, dall’altra la paura della volatilità e delle perdite può spingere a rinviare le decisioni di investimento. Il nodo resta trasformare il risparmio in un piano di lungo periodo, un tema particolarmente rilevante per gli investitori italiani, dove il 38% del reddito pensionistico atteso è affidato a risparmi e investimenti personali, ma soltanto il 30% indica la pensione come principale obiettivo di investimento.
