Dario Amodei: i modelli open weight cinesi non devono essere banditi, ma controllati

Dario Amodei chiede controlli su modelli open weight cinesi, non un divieto.

CEO Anthropic Dario Amodei discute i rischi dei modelli open weight cinesi e propone controlli globali
CEO Anthropic Dario Amodei discute i rischi dei modelli open weight cinesi e propone controlli globali

Il CEO di Anthropic, Dario Amodei, ha chiarito la sua posizione su una questione dibattuta nel settore dell’intelligenza artificiale: il divieto dei modelli open weight sviluppati in Cina. La sua posizione, esposta in un post pubblicato il 29 luglio 2026, è chiara: non è necessario vietare i modelli open weight, ma è fondamentale controllarli. La sua posizione è emersa dopo che Anthropic non ha sottoscritto una lettera promossa da Jensen Huang, CEO di Nvidia, per chiedere un divieto di tali modelli cinesi.

Controlli globali, non divieti totali

Amodei sostiene che vietare i modelli open weight non risolverebbe i rischi principali legati alla loro diffusione. Secondo lui, il problema non è il fatto che i modelli siano aperti, ma il rischio che siano utilizzati da governi autoritari o per scopi malevoli. “I modelli open-weights, indipendentemente dal fatto che provengano dalla Cina o da qualsiasi altro Paese, presentano potenzialmente un rischio maggiore rispetto ai modelli closed-weights, perché è molto difficile applicare delle misure di sicurezza o monitorarne l’utilizzo”, scrive. Non è il formato dei modelli a essere il problema, ma il loro utilizzo e la capacità di controllo.

Le tre soluzioni di Amodei

Il CEO di Anthropic propone tre soluzioni per mitigare i rischi legati ai modelli open weight. La prima riguarda i semiconduttori: “Non dovremmo vendere chip potenti o apparecchiature per la produzione di chip in Cina e dovremmo reprimere il dilagante contrabbando e le strategie alternative utilizzate per ottenere l’accesso a tali chip”. La seconda soluzione riguarda la distillazione su scala industriale, una tecnica utilizzata per creare modelli “studenti” da modelli “maestri”. Amodei chiede di reprimere queste operazioni per limitare la crescita tecnologica cinese. La terza soluzione prevede test di sicurezza obbligatori per tutti i modelli sufficientemente performanti, sia aperti che chiusi. Queste misure, secondo lui, potrebbero ridurre i rischi senza ricorrere a divieti totali.

La Cina e la sua indipendenza tecnologica

Amodei riconosce che la Cina sta raggiungendo una certa indipendenza tecnologica, anche grazie al processo di distillazione. Tuttavia, sottolinea che senza i semiconduttori americani, Pechino non potrebbe raggiungere livelli di competenza paragonabili a quelli degli Stati Uniti. “Almeno per il momento, è vero”, scrive. Ma non esclude che la Cina possa raggiungere un livello di autonomia tecnologica nel prossimo futuro. La sua preoccupazione è che i modelli open weight possano essere utilizzati per scopi non etici, non il loro formato.

Nonostante le critiche, come quelle di David Sacks, ex czar dell’AI, Amodei ribadisce che la sua posizione è motivata da un principio etico: “Non abbiamo mai sostenuto, né sosteniamo, il divieto dei modelli open-weight come categoria. Dovremmo invece concentrarci sul tenere i chip potenti lontani dalle mani autoritarie, fermare la distillazione su scala industriale e richiedere test di sicurezza per tutti i modelli sufficientemente performanti, sia open che closed”. La sua visione è quella di un controllo globale, non un divieto totale.