De Pasquale lascia la magistratura dopo anni di inchieste e condanne

Il pm di Craxi e Berlusconi si dimette dopo un lungo percorso di indagini e dibattiti.

Magistrato in giacca e cravatta, seduto in un ufficio con documenti e computer, esprime decisione di dimettersi
Magistrato in giacca e cravatta, seduto in un ufficio con documenti e computer, esprime decisione di dimettersi

Fabio De Pasquale, pm di Bettino Craxi e Silvio Berlusconi, ha deciso di lasciare la magistratura in anticipo, dopo un lungo e complesso percorso che lo ha visto coinvolto in diversi processi di grande rilevanza. L’annuncio, reso noto il 21 agosto 2026, segna la fine di una carriera che ha attraversato anni di inchieste, condanne e dibattiti pubblici. De Pasquale, che aveva iniziato la sua attività nel 1987, ha lasciato l’ordinamento giudiziario a poco più di un anno dalla pensione, che avrebbe dovuto raggiungere nel settembre 2027. La decisione, spiegata in modo privato, è stata accompagnata da dichiarazioni di persone a lui vicine, che hanno espresso il senso di smarrimento e distacco da un sistema giudiziario che, a loro parere, non risponde più alle sue convinzioni.

Un processo che lo ha visto imputato

De Pasquale, noto per le sue indagini su grandi nomi della politica italiana, ha visto il suo nome legato a due figure di spicco: Bettino Craxi e Silvio Berlusconi. Su entrambi ha condotto indagini che hanno portato a condanne definitive. Tuttavia, nel 2024, ha subito un’esperienza diversa: è stato accusato di non aver depositato prove favorevoli alle difese degli imputati nel processo sulla presunta maxi tangente da 1,092 miliardi di dollari tra Eni e Shell. Il caso, noto come il processo sulla più grande mazzetta della storia italiana, ha visto l’assoluzione di tutti gli imputati, ma De Pasquale ha continuato a sostenere le sue posizioni.

Un passato segnato da scandali

La carriera di De Pasquale non è stata priva di controversie. A sei anni dal suo ingresso in magistratura, nel luglio del 1993, è stato coinvolto in un caso che lo ha reso noto al grande pubblico: il suicidio in cella dell’allora presidente dell’Eni, che era stato accusato di aver intascato tangenti. De Pasquale, all’epoca, era stato indicato come un possibile responsabile per non aver depositato prove favorevoli alle difese. La stampa lo ha addirittura definito «assassino», un titolo che ha segnato un momento drammatico nella sua vita professionale. Anche in seguito, il suo nome è rimasto legato a inchieste complesse, come quelle su Berlusconi, dove ha indagato su reti societarie nascoste e costi non dichiarati.

Nonostante le accuse e i procedimenti, De Pasquale ha sempre goduto di una certa stima internazionale, con organismi come l’Osce e ong dedicate al contrasto della corruzione. La sua decisione di dimettersi, però, sembra riflettere un distacco profondo da un sistema che, a suo parere, non risponde più alle sue convinzioni. «Non aveva più senso continuare e non mi ritrovo più in questa magistratura», ha detto a chi lo conosce da vicino. La sua uscita segna la fine di un’era, ma apre la porta a nuove opportunità, anche a livello internazionale.

La sua carriera, lunga quasi quarant’anni, è stata segnata da processi di grande rilevanza, ma anche da momenti di tensione e di dibattito pubblico. La sua decisione di lasciare la magistratura in anticipo rappresenta un passo definitivo, ma non necessariamente un’ultima parola. Il suo nome resterà legato a due grandi nomi della politica italiana, ma anche a un percorso unico e complesso, che ha visto il magistrato confrontarsi con le sfide più difficili del sistema giudiziario.

La sua uscita, annunciata in modo discreto, non ha suscitato grandi commenti, ma ha lasciato un segno. Il suo nome, infatti, è associato a processi che hanno cambiato il corso della storia italiana, ma anche a un’esperienza personale che ha portato a una decisione di smettere. La sua carriera, lunga e intensa, si chiude con un gesto che riflette un distacco profondo, ma non un abbandono. Il suo nome resterà legato a due grandi nomi della politica italiana, ma anche a un percorso unico e complesso, che ha visto il magistrato confrontarsi con le sfide più difficili del sistema giudiziario.