Ets, la contesa per la gabella: Descalzi, l’industria e il no di Bruxelles
L’Ets, sistema di scambio delle emissioni, diventa bersaglio per l’industria europea. Descalzi e l’Italia chiedono sospensione, ma Bruxelles respinge.
L’Ets, sistema di scambio delle emissioni, è al centro di una contesa tra industria e Bruxelles. L’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha chiesto la sospensione del meccanismo, considerato una gabella troppo cara per l’industria, mentre il Consiglio europeo ha respinto la richiesta, confermando l’Ets come strumento essenziale per la transizione energetica. L’Italia, con il sostegno di Grecia, Cipro e i quattro Paesi di Visegrad, ha guidato il fronte per una riduzione del caro energia, ma non ha ottenuto la sospensione totale. La Commissione dovrà proporre misure di breve periodo per mitigare l’impatto.
La volatilità del prezzo e il rischio per l’industria
Il sistema Ets, attivo dal 2005, prevede un tetto annuale alle emissioni di CO2, diviso in quote che vengono scambiate tra aziende. Il prezzo, determinato dal mercato, oscilla e la volatilità è diventata un problema per l’industria. L’Italia ha chiesto formalmente la sospensione totale e temporanea, ma Bruxelles ha rifiutato, sottolineando l’importanza del sistema per la decarbonizzazione. L’Ets2, che estenderà il meccanismo ai carburanti e al riscaldamento degli edifici, è stato rinviato al 2028, ma non è stato sospeso.
Confindustria, con Emanuele Orsini, ha chiesto dal febbraio scorso la sospensione temporanea dell’Ets per settori come manifattura, termoelettrico a gas e mobilità. Per Orsini, il sistema è squilibrato e si è trasformato in un veicolo di speculazione finanziaria. Federacciai, con Antonio Gozzi, invoca lo stop per il comparto termoelettrico durante la fase emergenziale, sottolineando l’asimmetria tra Paesi.
Un sistema diviso e un futuro incerto
L’Ets, nato come un tecnicismo per addetti ai lavori, è diventato il terreno su cui l’Europa misura la distanza tra chi ha già pagato la transizione e chi teme di non potersela permettere. La Commissione dovrà proporre misure di breve periodo contro il caro energia. L’industria italiana, con Descalzi e Orsini, chiede un equilibrio tra decarbonizzazione e sostenibilità economica, ma Bruxelles non ha accettato la sospensione. La partita è aperta, con il Consiglio europeo che chiede di accelerare sulla riserva di stabilità del mercato e di prorogare gli aiuti di Stato per i settori più esposti.
Thyssenkrupp, alle prese con i prezzi dell’elettricità tedeschi, ha chiesto il congelamento del sistema, ma Berlino non ha mai sposato la linea della sospensione. L’Italia ha ottenuto un risultato parziale: 121 milioni di quote gratuite in più nel periodo 2026-2030, concesse a settembre dal Consiglio UE, e la promessa di nuovi benchmark. La soluzione non è ancora arrivata, ma il dibattito continua. La contesa sull’Ets riflette una divisione non solo tra Paesi, ma anche tra aziende che hanno investito e quelle che chiedono tempo. L’Europa, con il sistema Ets, deve trovare un equilibrio tra ambiente e economia, ma il percorso è ancora lungo e incerto.
