La “Freedom Car” propone un’idea giusta ma mira al nemico sbagliato
La proposta di un’auto “libera” mira a bloccare obblighi tecnologici, ma ignora il potere dei produttori.

Un’idea di libertà, ma un target sbagliato
La “Freedom Car” è un concetto che mira a proteggere il diritto dei cittadini di guidare veicoli non connessi o non automatizzati, ma la sua formulazione ignora il ruolo chiave che giocano i produttori automobilistici. Il documento del Segretario alla Trasporti Sean Duffy, in cui è menzionata questa idea, non propone leggi o regolamenti specifici, ma piuttosto una politica che si propone di vietare obblighi governativi per l’adozione di tecnologie automatizzate o connessi. La proposta ha il merito di sottolineare la libertà del consumatore, ma non affronta le conseguenze di un sistema in cui i dati vengono raccolti e utilizzati da aziende private.
Un’idea vecchia, ma con un nuovo obiettivo
La “Freedom Car” non è una novità, ma una rielaborazione di un concetto già esistente. Nel 2002, il Segretario all’Energia Spencer Abraham aveva lanciato il “FreedomCAR Partnership”, un programma volto a promuovere la tecnologia a celle a combustibile idrogeno, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dal petrolio. Il progetto, però, non ha avuto successo e non ha portato al passaggio a tecnologie alternative come previsto. Il 2026 vede un’idea simile, ma con un obiettivo opposto: bloccare obblighi tecnologici, non promuoverli.
La libertà non è solo un diritto, ma anche una responsabilità.
La “Freedom Car” si presenta come una difesa della libertà del cittadino, ma non affronta le implicazioni di un sistema in cui i dati vengono raccolti e utilizzati da aziende private. Le compagnie assicurative, ad esempio, potrebbero decidere di non coprire veicoli non connessi, rendendoli praticamente illegali. La protezione della privacy non può essere garantita solo attraverso l’assenza di obblighi governativi, ma anche attraverso regolamenti che limitino l’uso dei dati da parte delle aziende.
La proposta ha il merito di sottolineare la libertà del consumatore, ma non considera che il potere effettivo sul mercato automobilistico appartiene ai produttori. Senza leggi o regolamenti, i costruttori possono decidere autonomamente se produrre veicoli connessi o non connessi. Questo significa che, nel lungo periodo, i veicoli non connessi potrebbero diventare rari o addirittura impossibili da trovare. La “Freedom Car” mira a limitare l’intervento governativo, ma non considera che il potere reale non è nel governo, ma nei grandi gruppi industriali.
La libertà del consumatore non è garantita solo da un’idea.
Per garantire la libertà di guidare veicoli non connessi, è necessario un approccio più completo, che includa anche la regolamentazione delle aziende e la tutela dei dati. La “Freedom Car” rappresenta un tentativo di equilibrio tra libertà e innovazione, ma il suo approccio non è sufficiente a garantire la protezione reale dei consumatori. La protezione della libertà non può essere garantita solo attraverso l’assenza di obblighi governativi, ma anche attraverso regolamenti che limitino l’uso dei dati da parte delle aziende.
