Frisella immersa in mare, l’avvertimento degli esperti sui rischi per la salute
Matteo Bassetti avverte sul fenomeno estivo della frisella inzuppata direttamente in acqua salata: batteri e inquinanti rendono la pratica pericolosa per chi la consuma.

Con l’arrivo della stagione calda torna il trend estivo della frisella immersa direttamente in mare: il pane bagnato nell’acqua salata, condito poi con pomodorini, mozzarella e olio come se il Mediterraneo fosse una salamoia a chilometro zero. Un’abitudine che si ripete anno dopo anno, ma che gli esperti cominciano a segnalare come potenzialmente rischiosa per la salute di chi la consuma. Matteo Bassetti, infettivologo di riferimento in Italia, ha lanciato un monito specifico su questa pratica alimentare: ogni estate emerge il fenomeno con il quale l’acqua marina viene utilizzata come ingrediente naturale per condire il pane tradizionale.
Il richiamo dell’esperto sulla frisella inzuppata
Il medico ha sottolineato come il problema risieda nella presenza di batteri e sostanze inquinanti presenti nelle acque marine. Non si tratta di una semplice questione di gusto o di tradizione culinaria rivisitata, ma di un effettivo fattore di rischio per l’organismo. Le acque costiere, specialmente durante i mesi estivi quando la densità di bagnanti aumenta, raccolgono una serie di microrganismi potenzialmente patogeni e residui di inquinamento che non sono visibili a occhio nudo.
La frisella stessa, per sua natura, è un alimento poroso: il pane tradizionale pugliese, una volta secco, assorbe rapidamente qualsiasi liquido con cui entra in contatto. Quando immersa in mare, la struttura del pane diventa un vettore ideale per assorbire non soltanto l’acqua salata desiderata, ma anche tutti i contaminanti disciolti o sospesi in quella stessa acqua. Una volta consumato il piatto, questi elementi potenzialmente nocivi vengono ingeriti insieme al cibo.
I rischi microbiologici dell’acqua marina
Le acque costiere durante l’estate contengono comunemente batteri quali l’E. coli, coliformi e altri microrganismi enterici, soprattutto nelle zone con afflusso turistico significativo. A questi si aggiungono virus e parassiti che possono causare disturbi gastrointestinali di varia gravità. L’acqua di mare non è sterilizzata e non subisce alcun trattamento prima di essere utilizzata per preparare alimenti, a differenza di quella potabile che viene sottoposta a rigorosi controlli.
Oltre ai batteri, le acque marine attuali contengono spesso residui di inquinanti chimici provenienti da scarichi urbani, industriali e da fonti diffuse. Metalli pesanti, pesticidi e altri contaminanti organici possono concentrarsi negli alimenti porosi come il pane. L’immersione diretta in acqua marina trasforma la frisella da piatto tradizionale a potenziale veicolo di contaminazione.
La situazione si complica ulteriormente considerando che questa pratica avviene tipicamente in spiagge affollate, dove la qualità microbiologica dell’acqua può variare significativamente rispetto alle zone più remote. Studi periodici effettuati su acque balneari rilevano periodicamente superamenti dei limiti di batteri patogeni, specialmente dopo condizioni meteorologiche avverse o episodi di inquinamento acuto.
Una tradizione che richiede cautela
Il fenomeno della frisella estiva rappresenta un aspetto della cultura culinaria italiana, soprattutto nel Meridione, dove il pane secco condito rappresenta da secoli un pasto economico e pratico. Tuttavia, il contesto in cui questa pratica si sviluppa è mutato nel corso dei decenni: le coste contemporanee devono gestire volumi di turismo e di pressione antropica completamente diversi dal passato.
L’avvertimento di Bassetti non intende criminalizzare la tradizione alimentare, ma piuttosto evidenziare come le scelte consapevoli sulla salute richiedono di adattarsi alla realtà attuale dei nostri mari. Chi desidera comunque consumare frisella con condimenti marini potrebbe considerare alternative più sicure: utilizzare acqua di mare raccolta in zone controllate e meno affollate, oppure preparare il piatto con acqua filtrata o distillata salata artificialmente, mantenendo il sapore tradizionale eliminando i rischi microbiologici.
Ogni estate il trend ritorna, amplificato dai social network e dalla ricerca di esperienze autentiche e connesse al territorio. Tuttavia, come sottolinea lo specialista, la consapevolezza dei rischi dovrebbe accompagnare il piacere gastronomico, trasformando un’abitudine estiva in una scelta informata e sicura per la propria salute.
