Friuli Venezia Giulia: un modello per lo sport nelle scuole
Il Friuli Venezia Giulia sperimenta un nuovo approccio all’educazione sportiva per formare i campioni di domani.

Il Friuli Venezia Giulia sta sperimentando un nuovo approccio all’educazione sportiva, con l’obiettivo di formare i campioni di domani. Il progetto, presentato ufficialmente a Udine il 12 maggio, nasce da un’idea concreta di dare una forma più strutturata a un’esperienza già in atto. L’obiettivo è radicare una cultura sportiva fin dall’infanzia, creando le condizioni ideali per il talento. La regione, già ai vertici nazionali per la diffusione della pratica sportiva, ha un patrimonio enorme di società, federazioni e tecnici, che ora vengono messi a disposizione del sistema scolastico. La partecipazione non è uniforme: dopo i 13 anni diminuisce sensibilmente, e permangono divari tra ragazzi e ragazze, e tra italiani e stranieri. La scuola assume un ruolo cruciale, potendo raggiungere chiunque, incluso chi non ha ancora incontrato uno sport o chi per ragioni economiche o culturali difficilmente lo farebbe altrove.
Un progetto pilota con ambizioni nazionali
Il progetto “La Regione per lo Sport nella Scuola” è stato presentato ufficialmente a Udine il 12 maggio e nasce dalla volontà di dare una forma più strutturata a uno sforzo già in essere. “Vogliamo costruire un progetto che entri davvero nelle scuole e permetta ai ragazzi di conoscere attività diverse, guidati da persone qualificate”, spiega Andrea Marcon, presidente del CONI regionale. Il territorio possiede un patrimonio enorme di società, federazioni e tecnici, e l’obiettivo è mettere queste competenze a disposizione del sistema scolastico, lavorando insieme agli insegnanti. Il progetto parla soprattutto di varietà, perché per molti sport l’età della specializzazione arriva presto, e la scuola può offrire la possibilità di sperimentare.
“Da piccoli è fondamentale provare più sport, perché ogni disciplina insegna qualcosa e contribuisce alla costruzione di un bagaglio motorio più completo”, conferma Mara Navarria, vicepresidente e campionessa olimpica di scherma. L’incontro dei più giovani con diverse discipline può aiutare i tecnici a stimolare e osservare capacità che potrebbero non emergere, soprattutto per sport meno praticati. Fuori dall’orario scolastico, più di un ragazzo su tre continuerà a scegliere il calcio, ma la scuola può allargare i punti di contatto con altri mondi. Qualcuno, d’altronde, dovrà pur mettere una racchetta in mano al prossimo Jannik Sinner o alla prossima Jasmine Paolini.
Un modello da seguire
L’estate si è confermata il momento ideale per sperimentare e dare spazio a novità arricchenti, con iniziative come “Movi-Mente”, “Summer School di Robotica” ed “E-state in Campo”, che hanno coinvolto oltre 200 minori nel territorio di Treviso. Il progetto non si limita alla scoperta di nuove discipline. Offre anche l’opportunità di coltivare passioni e interessi, sostenere le competenze e rafforzare l’autostima delle giovani generazioni. Il Friuli Venezia Giulia sta provando a inseguire il futuro dello sport, e il modello sta attirando l’attenzione a livello nazionale. Il riferimento è la vicina Slovenia, dove lo sport a scuola è tra i pilastri di un sistema che ha sfornato la generazione fenomenale dei giorni nostri.
Il progetto è solo l’inizio. La regione ha iniziato a lavorare su questi binari nel 2012, con il protocollo da cui è nato Movimento in 3S, sottoscritto da Regione, CONI, sistema scolastico e sanitario. L’esperienza è proseguita negli anni, rendendo il Friuli Venezia Giulia un laboratorio e gettando le basi per un futuro in cui lo sport e l’educazione camminano insieme.
