Giorgio Gaber e la Jaguar: un simbolo di successo ignorato
Giorgio Gaber guidava una Jaguar, ma nessuno sembrava notarla.

Giorgio Gaber, uno dei più grandi poeti e cantautori italiani, guidava una Jaguar, ma nessuno sembrava notarla. Il 1968, anno in cui la televisione cominciò a stargli stretta, fu un momento cruciale per il suo rapporto con la sua vettura. Arrivava alla Statale con una Jaguar da uomo di successo, ma l’indifferenza degli studenti contribuì a mettere in discussione le sue certezze. La macchina, che lui stesso definiva “una macchina da cantante di successo”, non riusciva a suscitare l’attenzione che meritava.
La Jaguar come simbolo di identità
La Jaguar, con il motore ricevuto l’ultimo tagliando e la vernice lucida, era un simbolo del successo raggiunto. Gaber aveva affidato a questa vettura il compito di rendere visibile il suo successo, ma in pochi sembravano riconoscerglielo. A forza di seguire la mano del proprietario nell’abitacolo, l’auto perdeva poco alla volta la funzione di mezzo di trasporto e prendeva il suo posto. Il graffio sulla carrozzeria finiva quasi per aprirsi sulla pelle dell’uomo, tanto stretto era diventato il rapporto tra i due.
La televisione e il cambiamento di rotta
Il 1968 portò anche Torpedo Blu, dove la macchina faceva da protesi all’ego del protagonista. Per conquistare una ragazza, l’uomo della canzone si affidava a una sportiva dall’aria giovanile e sperava di riceverne in prestito almeno una parte del fascino. Sulla copertina del disco compariva una Fiat 514 Torpedo, successivamente acquistata davvero da Gaber, e non era quindi un semplice oggetto di scena: a un certo punto entrò nel suo garage. Quattro anni più tardi, il corteggiamento lasciò spazio a una specie di autopsia. In Dialogo tra un impegnato e un non so comparve il monologo La macchina, nel quale prendeva una vettura nuova di serie e la smontava a parole, pur senza sollevare il cofano. Gaber conosceva bene il meccanismo, perché anni addietro aveva affidato alla Jaguar il compito di rendere visibile il successo raggiunto. Ma il rapporto con la sua auto, così intimo e simbolico, lo mise in crisi. “Non gliene fregava niente a nessuno che io avessi una Jaguar”, avrebbe raccontato.
Stasera, martedì 18 agosto, Rai 3 riporta Gaber in televisione alle 21.20 con Io, noi e Gaber, il documentario di Riccardo Milani dove immagini e persone a lui vicine riesplorano il mito. Riappaiono la Milano dei primi concerti e Jannacci, prima che Gaber lasciasse progressivamente la televisione per lavorare in teatro. Non un cambio di palco: fu lì che prese forma il Signor G. Il teatro gli concedeva il tempo necessario per portare un pensiero fino in fondo, senza comprimerlo nei pochi minuti di un’esibizione televisiva.
- La Jaguar era un simbolo del successo, ma non riusciva a suscitare l’attenzione che meritava.
- Il rapporto con la macchina diventò un riflesso interiore del suo cambiamento personale.
- La televisione cominciò a stargli stretta, spingendolo a cercare un nuovo ambiente creativo.
La faccenda lo mise in crisi. L’indifferenza di un gruppo di studenti fece vacillare le fragili certezze. AI loro occhi, il valore di una persona dipendeva dalle idee anziché dal denaro e dagli oggetti posseduti, così Gaber si ritrovò quasi dalla parte sbagliata a bordo della sua vettura, ancora intento a capire come ci fosse finito. La sua auto, una Jaguar, era diventata un riflesso della sua identità, ma nessuno sembrava notarla.
