Lavitola: “Non sono latitante, sono impegnato a lavorare”
Lavitola chiarisce posizione su attacco a Ranucci, difende movente e chiede confronto con magistrati.

L’imprenditore Sigfrido Lavitola ha chiarito la sua posizione sul caso dell’attentato a Sigfrido Ranucci, sostenendo di non essere latitante ma impegnato a lavorare. L’affermazione è arrivata durante un’intervista in cui l’ex editore ha ribadito la sua posizione in merito al movente dell’azione, sostenendo che l’idea di organizzare l’attentato a Ranucci è stata una scelta solo sua, senza mandanti esterni. L’obiettivo, ha spiegato, era far ottenere al giornalista un innalzamento della scorta “alla luce delle minacce ricevute”.
Movente e responsabilità
Nessuna ritrattazione sul movente: per Lavitola, l’idea di organizzare l’attentato a Ranucci è stata una scelta solo sua, non esistono altri mandanti. L’obiettivo, ha sottolineato, era far ottenere al giornalista un innalzamento della scorta “alla luce delle minacce ricevute”. Tuttavia, l’effetto è stato il contrario, con l’azione dinamitarda che ha portato a un aumento della tensione e a una serie di reazioni da parte delle istituzioni. Le difese degli arrestati potrebbero fare leva su alcune dichiarazioni degli esecutori materiali, tra cui almeno uno che avrebbe sostenuto di non voler far del male al conduttore. Questo potrebbe influenzare le motivazioni del processo, ma non cambia il movente che Lavitola ha sempre sostenuto. Inoltre, i legali dell’ex faccendiere Gomes Tavares, il suo factotum presunto mediatore con la banda e ancora latitante in Africa, potrebbero ribadire che l’azione è stata fatta di testa propria, senza seguire le indicazioni di Lavitola.
Confronto con i magistrati
I quattro componenti della banda che ha piazzato l’ordigno avranno per la prima volta un confronto con i magistrati: i difensori hanno depositato la richiesta di interrogatorio ai pm della Dda di Roma, considerando che finora gli stessi si erano sempre avvalsi della facoltà di non rispondere. Non si esclude che possano essere ascoltati già in settimana. L’unico che resterà probabilmente in silenzio almeno per le prossime settimane è Ranucci, vittima dell’azione dinamitarda, che ha rifiutato di parlare dell’inchiesta giudiziaria.
Nonostante ciò, l’ex editore ha ribadito la sua posizione, sostenendo che non è latitante ma impegnato a lavorare. Non sembra fare passi indietro e ha chiarito che la sua posizione non è cambiata. Inoltre, Lavitola è pronto a fare dichiarazioni spontanee al tribunale del Riesame, dove offrirà delle “puntualizzazioni” per replicare alle motivazioni che hanno portato al rigetto della richiesta di scarcerazione dei suoi legali. La situazione potrebbe evolvere nei prossimi giorni, con l’imprenditore che ha anche commentato la possibilità di una sua sostituzione alla conduzione di Report: “L’azienda può fare quello che vuole, è l’azienda”. Non è intenzione sua fare passi indietro, ma di continuare a difendere la sua posizione e a chiarire i fatti in sede giudiziaria.
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