Lea Garofalo e Denise Cosco: due donne contro la ‘ndrangheta
Due donne, madre e figlia, si battono contro la ‘ndrangheta. Lea Garofalo e Denise Cosco, vittime di un sistema mafioso.

Lea Garofalo e Denise Cosco, una madre e una figlia, hanno vissuto una vita segnata dal contrasto con la ‘ndrangheta. Lea, nata in una famiglia mafiosa, ha deciso di ribellarsi al destino e diventare testimone di giustizia. Denise, sua figlia, ha seguito il suo esempio, ma la sua battaglia è finita con la sua morte a 35 anni. La storia di queste due donne, che si sono opposte al potere mafioso, è una testimonianza di coraggio e sofferenza.
Una vita segnata dal sistema mafioso
Lea Garofalo è nata a Petilia Policastro, in provincia di Crotone, nel 1974. La ‘ndrangheta ha fatto parte della sua vita fin da piccola: il padre è stato ucciso nella faida di Pagliarelle quando aveva appena nove mesi. Il fratello, anch’egli coinvolto nella criminalità locale, è stato assassinato nel 2005. Crescendo all’interno di una famiglia mafiosa, Lea ha imparato le regole del sistema, ma ha scelto di rompere con quel mondo. Ha sposato Carlo Cosco, anch’egli affiliato a una famiglia mafiosa, e si è trasferita a Milano con lui. Lì, ha dato alla luce Denise, la sua figlia.
Lea ha deciso di rompere con il sistema mafioso e di vivere all’insegna della legalità. La maternità ha segnato un punto di svolta per lei. Ha iniziato a parlare con i magistrati, raccontando ciò che aveva visto e sentito all’interno del sistema mafioso. Non si definiva una «pentita», ma una «testimone di giustizia», perché non aveva commesso alcun reato e non collaborava con lo Stato in cambio di un vantaggio.
La scelta di diventare testimone di giustizia
«Mai e dico mai ho commesso alcun reato in vita mia», ha scritto in una lettera indirizzata al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che non è mai stata inviata. Lea ha lasciato Carlo Cosco e ha iniziato a costruire una vita all’insegna della legalità e della giustizia. Ha partecipato a un programma di protezione, ma il rapporto con lo Stato è stato complicato. Nel 2006, la protezione è stata revocata, ma Lea ha fatto ricorso al Tar e è stata riammessa. Tuttavia, ha deciso di rinunciare al programma, preferendo la libertà a ogni forma di protezione.
Lea ha scelto di vivere la sua vita con la figlia, nonostante i rischi. La sua battaglia contro la ‘ndrangheta è iniziata con la decisione di parlare e di testimoniare. Ha dato alla luce Denise, la sua figlia, e ha iniziato a costruire una vita diversa, lontana dalle regole del sistema mafioso. Denise, però, non ha potuto assistere ai funerali di sua madre. A 35 anni, si è tolta la vita a Roma, la stessa età che aveva sua madre quando fu assassinata. La sua morte è un ulteriore colpo al sistema mafioso, ma anche una testimonianza del coraggio e della sofferenza di due donne che hanno scelto di combattere per la giustizia.
