Il legale dei Poggi risponde a Nordio: “La sentenza viziata da una falsa testimonianza”
Il legale dei Poggi risponde al ministro Nordio sul caso Garlasco: la sentenza viziata da una falsa testimonianza.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha espresso dubbi sul caso Garlasco, sostenendo che la legge non permetta di condannare una persona dopo due assoluzioni. Il legale della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni, ha risposto con un chiaro scontro, sostenendo che la sentenza di Alberto Stasi, condannato per l’omicidio di Chiara Poggi, è viziata da una falsa testimonianza e da un’analisi incompleta delle prove. L’interazione tra i due si è svolta al Palazzo di Giustizia di Milano, dove Tizzoni ha sottolineato come il ministro non abbia colto nel segno, soprattutto riguardo a un processo di integrazione e rifacimento che non è stato considerato come una semplice rilettura.
La sentenza viziata da una falsa testimonianza
Tizzoni ha sottolineato come in primo grado fosse stata ritenuta fondamentale una testimonianza che si è rivelata falsa. Si riferisce alla dichiarazione dell’ex maresciallo dei carabinieri Francesco Marchetto, che ha fornito informazioni cruciali per la sentenza. Secondo il legale, questa falsa testimonianza ha reso la sentenza illegittima e impugnabile. Inoltre, ha evidenziato come in primo grado fosse stata disposta una perizia sulla camminata di Alberto Stasi, ma questa perizia fosse stata fatta in modo incompleto, non considerando i dettagli importanti come i gradini scesi da Stasi quando ha scoperto il corpo senza vita di Chiara Poggi.
La falsa testimonianza ha reso la sentenza illegittima e impugnabile. Tizzoni ha anche sottolineato come il processo di secondo grado abbia richiesto un anno di lavoro, con tre perizie e l’audizione di diversi testimoni, per rimediare alle mancanze del primo processo. Questo ha permesso di ottenere, per esempio, gli esami genetici sulle unghie della vittima e di procedere con una revisione completa delle prove.
Il processo di integrazione e rifacimento
Tizzoni ha spiegato che l’appello del 2014 non è stato una semplice rilettura degli stessi elementi, ma un processo di integrazione e rifacimento. Questo ha portato all’annullamento della sentenza che aveva mandato assolto Stasi. Il legale ha sottolineato come i giudici dell’appello del 2011 avevano espresso chiaramente il loro rifiuto a una lettura unitaria degli indizi, un principio sacrosanto che la Cassazione aveva affermato. Tizzoni ha quindi sottolineato come la decisione di annullare la sentenza fosse giustificata e necessaria.
Il processo di integrazione ha permesso di correggere errori e garantire un processo giusto. Il legale ha anche espresso preoccupazione per l’idea di abolire il ricorso per Cassazione, che è il giudice di legittimità che controlla il rispetto delle regole nel procedimento. Secondo Tizzoni, abolire questa possibilità sarebbe un non senso, poiché permette di correggere errori e garantire un processo giusto.
Infine, Tizzoni ha espresso preoccupazione per la situazione di Andrea Sempio, accusato di aver ucciso Chiara Poggi, e per il fatto che un condannato in carcere e un indagato alternativo possano essere considerati come due figure separate. Ha sottolineato come sarebbe stato più cautelare procedere prima all’analisi della revisione del condannato, in modo da poter procedere con nuove indagini o confermare l’identità del colpevole.
