Lucarelli e Apolloni assolti dall’accusa di violenza sessuale: le motivazioni dei giudici
Ribaltata la condanna di primo grado nei confronti dei calciatori Mattia Lucarelli e Federico Apolloni. I giudici ritengono insufficienti le prove di intossicazione da alcol della ragazza.

Mattia Lucarelli e Federico Apolloni sono stati assolti dall’accusa di violenza sessuale. La Corte ha ribaltato la condanna di primo grado, ritenendo che gli elementi raccolti durante il processo non fornissero prove sufficienti per sostenere l’ipotesi che i due calciatori abbiano approfittato dello stato di intossicazione della giovane donna per consumare rapporti sessuali. Secondo i giudici, la ragazza era in grado di esprimere il proprio dissenso.
Gli elementi insufficienti sulla capacità di consenso
Nel pronunciare l’assoluzione, la Corte ha evidenziato come le prove relative allo stato di intossicazione da alcol della ragazza risultassero carenti rispetto a quanto necessario per escludere la sua capacità di prestare un valido consenso ai rapporti sessuali. I giudici hanno sottolineato come non fossero stati raccolti elementi sufficienti per attestare uno “stato di acuta intossicazione” tale da annullare la consapevolezza e la volontà della persona offesa nel momento dei fatti contestati.
La sentenza ribatte dunque alla precedente condanna di primo grado, modificando radicalmente la valutazione circa la situazione della giovane donna al momento dei rapporti. La capacità di manifestare dissenso diventa il punto centrale della ricostruzione dei giudici. Secondo la Corte, la donna avrebbe avuto la possibilità concreta di opporsi e rifiutare, elemento che emerge dalla mancanza di prove di un’intossicazione così grave da annullare ogni consapevolezza.
Il contesto e le motivazioni della sentenza
Nella lettura delle motivazioni, i magistrati hanno affrontato anche la questione relativa al contesto dei fatti. Pur riconoscendo un “clima goliardico discutibile” all’interno del quale si sarebbero svolti i comportamenti in questione, i giudici hanno ritenuto che tale aspetto non costituisse di per se una prova sufficiente per configurare il reato di violenza sessuale.
L’assoluzione si fonda pertanto su una valutazione ristretta delle prove disponibili: quella dell’intossicazione della giovane e quella della capacità di prestare consenso consapevole. I giudici hanno esaminato attentamente la documentazione relativa alle circostanze dei fatti e hanno concluso che nessuna prova concretamente dimostrava un’alterazione dello stato di coscienza tale da compromettere la libertà di volontà della persona offesa nel momento dei rapporti sessuali.
La sentenza rappresenta un capovolgimento rispetto alla decisione di primo grado, dove i due calciatori erano stati condannati. La Corte ha ritenuto che il fondamento dell’accusa non poggiasse su basi probatorie sufficienti per superare il ragionevole dubbio richiesto dal diritto penale per una condanna in materia di reati sessuali.
Tale sviluppo processuale riporta l’attenzione sulla delicatezza e sulla complessità dei procedimenti che riguardano violenze sessuali, dove la prova dello stato psicofisico della persona offesa e della sua capacità di consenso costituisce elemento fondamentale per la determinazione della responsabilità penale. La decisione dei giudici sottolinea come la semplice allegazione di uno stato di intossicazione, senza supporto probatorio specifico e documentato, non possa costituire fondamento sufficiente per una condanna.
L’assoluzione di Lucarelli e Apolloni si iscrive dunque in una valutazione ristretta del caso specifico, dove le prove disponibili non hanno permesso ai magistrati di affermare, oltre ogni ragionevole dubbio, che i due imputati abbiano commesso il reato loro contestato.
