Melania Rea, la vita rubata e la libertà che attende il suo assassino

Una storia di dolore e giustizia, raccontata attraverso la vita di Melania Rea e il destino del suo assassino.

Melania Rea, la vita rubata e la libertà che attende il suo assassino
Melania Rea, la vita rubata e la libertà che attende il suo assassino

Melania Rea, una donna di ventinove anni, è morta nel 2011 a causa di un femminicidio che ha sconvolto un Paese intero. La sua vita, interrotta prematuramente, ha portato con sé un vuoto profondo, una ferita che non si è mai rimarginata. La sua figlia, cresciuta senza una madre, ha scelto di portare il suo cognome, un gesto che racconta quanto possa essere radicata l’identità e quanto forte il bisogno di conservare le proprie origini. Intanto, l’uomo che ha ucciso Melania, Salvatore Parolisi, potrebbe tornare libero nel luglio 2027, dopo aver scontato la pena prevista dalle leggi italiane, comprese le riduzioni maturate. Per lui potrebbe cominciare un’altra vita. Per Melania, invece, non comincerà più niente.

Una vita rubata e un destino non scelto

Il 18 aprile 2011, Melania Rea scomparve durante una gita in famiglia a Colle San Marco, vicino ad Ascoli Piceno. Il marito, Salvatore Parolisi, raccontò di averla vista andare in bagno senza mai farla tornare. Due giorni dopo, il corpo della donna fu ritrovato nel bosco delle Casermette, a Ripe di Civitella, in provincia di Teramo. Era stato colpito con 35 coltellate e presentava segni di vilipendio. L’indagine, inizialmente basata sulla versione del marito, si è rivelata una storia complessa, con menzogne, relazioni extraconiugali e una verità che ha sconvolto un Paese intero. Parolisi fu arrestato il 19 luglio 2011, condannato all’ergastolo, ma la pena fu rideterminata a vent’anni di reclusione, definitiva nel giugno 2016.

Ha ucciso la possibilità di scoprire la verità, di scegliere di andarsene, di innamorarsi ancora, di ricominciare. La sua azione ha portato via non solo una vita, ma anche un futuro, un’identità, una storia. La sua figlia, Vittoria, è cresciuta senza una madre e ha scelto di portare il cognome della madre, Rea. Un gesto che racconta quanto profonda possa essere un’assenza e quanto forte il bisogno di conservare le proprie radici.

Un’altra vita per lui, un’altra storia per lei

La vicenda di Melania Rea è tornata al centro dell’attenzione grazie a una serie HBO Max, presentata alla Festa del Cinema di Roma il 19 ottobre 2026. La serie, diretta da Stefano Mordini, racconta la storia della donna attraverso quattro episodi, con Maria Esposito nei panni di Melania e Daniele Rienzo in quelli di Parolisi. La serie è disponibile dal 6 novembre 2026. Proprio mentre il cinema restituisce voce alla storia di Melania, arriva un’altra notizia: Parolisi potrebbe tornare libero nel luglio 2027, grazie al meccanismo della liberazione anticipata.

Per lui potrebbe cominciare un’altra vita. Per Melania, invece, non comincerà più niente. La famiglia, però, deve imparare a convivere con un posto vuoto, ogni giorno. La distanza tra il tempo della giustizia e quello del dolore è enorme. Il primo può arrivare a una scadenza, il secondo no. Ecco perché è importante raccontare ancora Melania. Perché il rischio, quando raccontiamo un femminicidio, è che a rimanere nella memoria collettiva sia soprattutto il nome dell’assassino. Invece dobbiamo ricordare chi era lei.

Melania aveva ventinove anni. Era una figlia, una sorella, una madre. Aveva desideri, paure, progetti. Aveva una vita che le apparteneva. Forse è questo il senso più profondo della serie che oggi racconta la sua storia: restituirle almeno quella parte di esistenza che la violenza ha cercato di cancellare. Perché un assassino può tornare libero. Ma la donna che ha ucciso non potrà mai tornare a vivere.