Il mistero dello Smemorato di Collegno: un caso senza fine

Un caso centenario che ha diviso famiglie e popolazione, ancora oggi dibattuto.

Un uomo senza memoria, due famiglie in conflitto, un caso che ha ispirato scrittori e registi
Un uomo senza memoria, due famiglie in conflitto, un caso che ha ispirato scrittori e registi

Un caso che non ha mai smesso di dividere

Il mistero dello Smemorato di Collegno, un caso che ha scosso l’Italia negli anni venti, non ha mai smesso di suscitare dibattito. Dopo cento anni, la famiglia Canella, attraverso il pronipote Guido Canella, ha deciso di parlare pubblicamente, rilanciando un tema che ha ispirato scrittori, attori e registi. «La mia famiglia ha subìto un grosso torto», ha dichiarato Canella, rivelando che il bisnonno Giulio Canella era l’uomo senza memoria ritrovato a Collegno. Per la legge, però, l’uomo non era il suo antenato, ma Mario Bruneri, un tipografo condannato al carcere. La vicenda, che si svolse nel 1927, si scontrò con le leggi fascistissime appena varate, diventando un simbolo dell’assurdo e un pretesto per distrarre la popolazione.

La famiglia Canella ha sempre ritenuto che il bisnonno fosse l’uomo senza memoria. La battaglia legale durò quattro anni e cinque gradi di giudizio, con la famiglia Canella convinta che l’uomo fosse il loro antenato. I tribunali, però, diedero ragione alla famiglia Bruneri, che aveva il sostegno del regime. «La mia famiglia è stata vittima di un processo viziato», ha sottolineato Canella, riferendosi a prove e testimonianze non considerate. La decisione fu vista come un atto di strumentalizzazione del fascismo, che usava il caso per dividere la popolazione tra pro Canella e pro Bruneri.

Un ricordo che non si è spento

La famiglia Canella, attraverso Guido Canella, ha deciso di riaprire simbolicamente il caso, organizzando un incontro a Sauze di Cesana. «Non vogliamo riaprire il processo, ma raccontare una storia di cento anni fa», ha detto Alessandro Battaglino, organizzatore dell’evento. Il mistero, tuttavia, rimane. «Non siamo mai riusciti a trovare una risposta definitiva», ha concluso Canella. Il caso dello Smemorato di Collegno, pur essendo stato archiviato, continua a suscitare domande e dibattiti. La storia, che ha visto la popolazione italiana divisa tra due famiglie, ha trovato spazio anche nella letteratura e nel cinema, ispirando scrittori come Pirandello e registi come Totò.

Il caso ha suscitato un interesse enorme, tanto da diventare un simbolo dell’assurdo. L’uomo senza memoria, ricoverato al manicomio di Collegno, fu oggetto di una battaglia legale durata quattro anni e cinque gradi di giudizio. La famiglia Canella, convinta che l’uomo fosse il loro bisnonno, si oppose alla decisione dei tribunali, che diedero ragione alla famiglia Bruneri. «In questo complicato contesto, andato avanti tra carte bollate e avvocati, la mia famiglia è stata assolutamente vittima», sentenzia Canella. La vicenda, che ha visto la popolazione italiana divisa tra pro Canella e pro Bruneri, ha trovato spazio anche nella letteratura e nel cinema, ispirando scrittori come Pirandello e registi come Totò.

La famiglia Canella, attraverso il pronipote Guido Canella, ha deciso di parlare pubblicamente, rilanciando un tema che ha ispirato scrittori, attori e registi. «La mia famiglia ha subìto un grosso torto», ha dichiarato Canella, rivelando che il bisnonno Giulio Canella era l’uomo senza memoria ritrovato a Collegno. Per la legge, però, l’uomo non era il suo antenato, ma Mario Bruneri, un tipografo condannato al carcere. La vicenda, che si svolse nel 1927, si scontrò con le leggi fascistissime appena varate, diventando un simbolo dell’assurdo e un pretesto per distrarre la popolazione. Il mistero, dopo cento anni, rimane.