Moussa Sangare, ergastolo per l’omicidio di Sharon Verzeni. La famiglia: nessun pentimento
Sentenza di ergastolo per Moussa Sangare, responsabile dell’omicidio di Sharon Verzeni. La famiglia non ha visto pentimento.

Moussa Sangare, trentunenne originario del Mali, è stato condannato a ergastolo per l’omicidio di Sharon Verzeni, una ragazza di Terno d’Isola. La sentenza, emessa dopo un processo durato mesi, ha visto la famiglia della vittima esprimere un senso di giustizia, pur senza ricevere un pentimento da parte dell’imputato. La sorella Melody Verzeni ha espresso la sua delusione e la sua speranza che il tempo possa far comprendere all’imputato il male commesso. La famiglia, dopo anni di dolore, ha visto finalmente la giustizia operare, ma senza segni di pentimento da parte dell’imputato.
Un processo senza pentimenti
Nel corso dell’ultimo giorno del processo, il pubblico ministero Emanuele Marchisio ha definito Moussa Sangare “un impenitente narcisista che ha deciso di sacrificare una vita umana al proprio ego”. L’imputato, durante le sedute, ha mostrato pochi segni di emozione, rimanendo per lunghi tratti con la testa appoggiata sul bancone e rimanendo impassibile durante la lettura della sentenza. Non ha pronunciato una parola di scusa o di pentimento, né ha mostrato un moto di insofferenza.
La famiglia ha espresso un senso di giustizia, ma non di sollievo.
La famiglia Verzeni, dopo anni di dolore, ha visto finalmente la giustizia operare. Melody Verzeni ha espresso la sua delusione per l’assenza di pentimento da parte dell’imputato, ma ha anche ringraziato la Corte d’assise per la sentenza ritenuta giusta e obiettiva. “Non ci dimenticheremo del lavoro svolto dal pubblico ministero, dai carabinieri, di quanti hanno lavorato per fare emergere la verità”, ha detto la sorella della vittima. La famiglia, dopo aver lasciato il Palazzo di giustizia di Bergamo, ha espresso la sua speranza che l’ergastolo possa far comprendere a Moussa Sangare il male che ha commesso.
La difesa contesta la sentenza
L’avvocato Tiziana Bacicca, difensore di Moussa Sangare, ha espresso la sua delusione per la sentenza, ritenendola inaspettata sia nel merito che sul punto della pena. Ha citato sentenze della Cassazione che annullavano le tre aggravanti contestate al suo assistito: la premeditazione, la minorata difesa da parte della vittima e i motivi abietti. “Il merito non è stato considerato neppure per una integrazione probatoria”, ha spiegato la difesa, annunziando l’intenzione di fare appello.
La difesa sostiene che la sentenza non ha considerato le circostanze del caso.
Il magistrato ha sottolineato che la sentenza è stata attesa per un fatto inaudito, che ha visto una ragazza colpita senza ragione. La famiglia Verzeni ha espresso la sua speranza che l’ergastolo possa far comprendere a Moussa Sangare il male che ha commesso. “A questa famiglia è stata resa giustizia per una perdita terribile”, ha detto il magistrato, riconoscendo l’impegno di tutti coloro che hanno contribuito a portare alla luce la verità.
