Moussa Sangare, perito psichiatrico esclude incapacità di intendere e volere: «Non ha rimorsi»
Moussa Sangare, perito psichiatrico esclude incapacità di intendere e volere: «Non ha rimorsi»

Moussa Sangare, accusato dell’omicidio di Sharon Verzeni, continua a protestare la sua innocenza, nonostante la psichiatra incaricata di valutarne la salute mentale abbia escluso l’incapacità di intendere e volere. La perizia, condotta da Giuseppina Paulillo di Parma, ha concluso che il giovane, originario del Mali, soffre di un disturbo misto di personalità di tipo narcisistico e antisociale, ma non è affetto da una condizione che lo renderebbe inidoneo a comprendere o decidere. La psichiatra ha evidenziato un’assenza di empatia e un atteggiamento distaccato e indifferente verso chiunque, anche verso la madre, da cui andava a cercare cibo dopo che era stata colpita da un ictus.
Un disturbo di personalità, non una condizione di incapacità
La perizia, basata su due colloqui svolti il 10 e il 24 maggio e su test psichiatrici, ha reso chiaro che Moussa Sangare non è affetto da una condizione che lo renderebbe inidoneo a comprendere o decidere. La psichiatra ha sottolineato un comportamento che mostra un distacco emotivo e una mancanza di empatia, ma non ha trovato elementi che possano giustificare un’incapacità di intendere e volere. Questo potrebbe influenzare la sua condanna, in quanto in caso di condanna potrebbe essere condannato all’ergastolo.
Un passato conflittuale e un’infanzia difficile
Moussa Sangare, che ha perso il padre da bambino per una polmonite, ha descritto un rapporto conflittuale in casa. Dopo essere stato condannato per maltrattamenti in famiglia, è stato cacciato di casa e ha vissuto in un alloggio senza acqua né corrente. Lì, si divertiva a lanciare coltelli contro una sagoma di cartone. Durante il processo per i maltrattamenti, era già stato giudicato sano di mente e condannato a 3 anni e 8 mesi. Ora, con la perizia psichiatrica relativa all’omicidio di Sharon Verzeni, si apre una nuova fase del processo.
Nonostante le accuse, Moussa Sangare continua a dichiarare la sua innocenza, affermando di essere stato solo un testimone che ha fuggito per paura del vero assassino. Ha anche confessato il falso dopo aver passato tre giorni in caserma senza dormire. Il Ris ha isolato una macchia di sangue della vittima sulla canna della sua bicicletta, ma lui giura di non aver ammazzato nessuno. La sua difesa si basa sulla sua dichiarazione di innocenza e sulla sua asserzione di non aver commesso il reato.
La sua difesa si basa sulla sua dichiarazione di innocenza e sulla sua asserzione di non aver commesso il reato. La psichiatra ha sottolineato che, nonostante il disturbo di personalità, Moussa Sangare non è affetto da una condizione che lo renderebbe incapace di intendere e volere. Questo potrebbe influenzare la sua condanna, in quanto in caso di condanna potrebbe essere condannato all’ergastolo. La sua difesa si basa sulla sua dichiarazione di innocenza e sulla sua asserzione di non aver commesso il reato.
