Moussa Sangare, il reo confesso dell’omicidio di Sharon Verzeni chiede la perizia psichiatrica

Moussa Sangare, reo confesso dell’omicidio di Sharon Verzeni, chiede perizia psichiatrica per dimostrare la sua innocenza.

Moussa Sangare, il reo confesso dell'omicidio di Sharon Verzeni chiede la perizia psichiatrica
Moussa Sangare, il reo confesso dell’omicidio di Sharon Verzeni chiede la perizia…

Moussa Sangare, reo confesso dell’omicidio di Sharon Verzeni, ha chiesto una perizia psichiatrica per dimostrare la sua innocenza. L’uomo, accusato di aver ucciso la barista 33enne di Bottanuco durante la notte del 29 luglio 2024, ha dichiarato durante l’udienza alla Corte d’Assise di Bergamo: «Volevo solo dire che sono innocente». Le sue parole hanno suscitato reazioni tra i parenti e il fidanzato della vittima, che avevano già espresso la loro indignazione per l’omicidio.

Le circostanze del delitto

Sharon Verzeni era abituata a fare jogging con le cuffiette, una routine per mantenersi in forma. La sera del delitto, era in via Castegnate quando è stata colpita da Sangare, che aveva in mano un coltello. Prima di accoltellarla, l’uomo le ha detto: «Scusa per quello che ti sto per fare». La donna, mentre era colpita, ha chiesto ripetutamente: «Perché?». Sangare ha raccontato di aver fuggito in bicicletta dopo averla colpita al cuore e di aver inflitto altre tre coltellate per poter scappare.

La difesa chiede una perizia psichiatrica

Il legale di Sangare, Giacomo Maj, ha richiesto una perizia psichiatrica per valutare la capacità di intendere e di volere del suo assistito al momento del delitto. L’avvocato ha sottolineato «atteggiamenti distaccati dalla realtà» dell’imputato, basandosi su alcune relazioni. Tuttavia, il pm di Bergamo, Emanuele Marchisio, si è opposto alla concessione, sottolineando che Sangare ha dimostrato «una certa intelligenza» dopo il delitto: ha scappato, ha cambiato la bicicletta e si è tagliato i capelli.

Il Gip di Bergamo, Raffaella Mascarino, aveva già valutato lo stato mentale di Sangare come pienamente integro quando ha ucciso Sharon. Durante l’interrogatorio, l’uomo ha confessato di non aver gettato il coltello nel fiume per «tenerlo come ricordo». Il giudice ha sottolineato che la lucidità dimostrata da Sangare nei giorni successivi al delitto conferma un pieno stato mentale.

La verità e le accuse

Le indagini hanno rivelato che Sangare era uscito dalla sua casa occupata a Suisio un’ora prima del delitto con un coltello, con l’intenzione di colpire una persona. Durante il percorso, aveva minacciato due ragazzini. Poi ha visto Sharon, l’ha seguita e l’ha bloccata, dicendo che «guardava le stelle con le cuffiette». L’omicidio è avvenuto intorno alle una di notte, in una zona tranquilla di Terno d’Isola.

Il fidanzato di Sharon, Sergio Ruocco, aveva fornito un alibi solido, confermato anche dal sistema di videosorveglianza. Nessuno era uscito dall’abitazione dopo la vittima, e non è emerso alcun movente per l’omicidio. Tuttavia, Sangare, che ha confessato il delitto, ha cercato di giustificare le sue azioni con una perizia psichiatrica, pur avendo già riconosciuto la sua colpevolezza.