Il presidente cileno cerca di recuperare i debiti studenteschi con misure drastiche
Il presidente cileno cerca di recuperare i debiti studenteschi con misure drastiche, dopo la promessa di cancellazione fallita del predecessore.

Il presidente cileno José Antonio Kast sta cercando di recuperare i debiti studenteschi accumulati negli anni, un tema politicamente sensibile che ha visto il suo predecessore di sinistra Gabriel Boric fallire nel mantenere una promessa di cancellazione. Kast, ultraconservatore e eletto a marzo, ha adottato misure drastiche per ottenere il pagamento da parte di chi ha smesso di rimborsare i prestiti, un sistema che ha suscitato reazioni critiche e preoccupazioni. Il debito studentesco è un problema annoso, ma anche una questione di grande rilevanza politica, con conseguenze sociali e economiche significative.
Un sistema complesso e un debito in crescita
Il sistema in questione si chiama Crédito con Aval del Estado (CAE), introdotto nel 2005 per ampliare l’accesso all’università, che era stata privatizzata durante la dittatura di Augusto Pinochet negli anni Ottanta. Questo sistema prevede che le banche private eroghino prestiti con tasso calmierato e durata ventennale, con lo stato che intercetta i debiti non pagati e li salda con le banche, trasformandoli in debiti verso lo stato. Secondo uno studio di fine 2025, il 71,4% delle persone che hanno concluso gli studi non è in regola con i pagamenti, con 693mila su 966mila totali.
Il governo di Kast ha adottato metodi drastici per recuperare i prestiti, tra cui il blocco diretto dei fondi sul conto corrente di oltre 1.500 persone. Questa strategia ha suscitato reazioni negative, con l’opposizione che accusa il governo di creare un clima di paura, trattando chi è in ritardo come un criminale. Il ministro delle Finanze, Jorge Quiroz, ha sostenuto che il prelievo sui conti riguarda solo le persone a reddito più alto, con un salario superiore a 3mila euro, e che l’importo medio dovuto sia di 9mila euro, con la metà dei casi sotto i 7mila euro.
La tattica intransigente del governo ha avuto un certo successo, con più di 32mila persone che si sono fatte vive per rateizzare i pagamenti.
Un passato di promesse non mantenute
Il predecessore di Kast, Gabriel Boric, aveva promesso di cancellare i debiti studenteschi, una promessa che aveva spinto molte persone a smettere di pagare, sperando che il governo di sinistra li cancellasse. Tuttavia, Boric non è riuscito a mantenere la promessa, e durante la sua presidenza il numero di persone che avevano smesso di pagare è aumentato di circa un quinto. Questo ha reso il tema ancora più sensibile, con il governo attuale che cerca di ripristinare l’ordine e la responsabilità.
Oltre alle persone che non hanno più pagato confidando nelle promesse di Boric, perché ritenevano il sistema ingiusto o pensavano che lo stato sarebbe rimasto un creditore più clemente delle banche, ce ne sono moltissime che banalmente non hanno più potuto permetterselo. Alcune di loro hanno raccontato di avere smesso quando hanno perso il lavoro, e di vivere con ansia i provvedimenti del governo. Alcuni ricorsi hanno portato a sentenze che hanno accolto le proteste, sostenendo che l’approccio del governo non sia adatto a debiti peculiari come quelli contratti per studiare.
Il governo sostiene che i fondi recuperati saranno investiti nell’istruzione, ma alcune voci critiche sottolineano l’impatto sociale delle misure adottate.
Kast ha annunciato la sua strategia con una retorica populista, sostenendo che i fondi risparmiati sarebbero stati spesi nelle regioni danneggiate dai vasti incendi di inizio anno, ma in realtà avrebbe riguardato solo l’1,4 per cento degli studenti. Non è l’unico provvedimento di Kast nel settore universitario: a inizio mandato aveva proposto una legge per limitare l’istruzione universitaria gratuita alle persone con meno di trent’anni d’età, ma la proposta è stata ritirata.
