Processo per l’omicidio di Tupac inizia dopo 30 anni
Dopo 30 anni, a Las Vegas inizia il processo per l’omicidio di Tupac Shakur, accusato Duane Davis.
Un processo dopo 30 anni per l’omicidio di Tupac
A Las Vegas, quasi trent’anni dopo l’omicidio di Tupac Shakur, ha iniziato il processo contro l’unico uomo formalmente incriminato per la morte del rapper. Duane “Keffe D” Davis, 63 anni, è accusato di aver organizzato l’agguato come rappresaglia per il pestaggio del nipote Orlando “Baby Lane” Anderson. Davis si è dichiarato non colpevole e, in caso di condanna, rischia l’ergastolo. L’omicidio del rapper, morto a 25 anni, è rimasto senza alcuna incriminazione fino al 2023 e continua a essere uno dei casi più celebri e discussi nella storia dell’hip hop.
La ricostruzione dell’accusa si basa su dichiarazioni di Davis. Secondo i procuratori, Davis non ha materialmente premuto il grilletto, ma ha pianificato l’azione, procurato l’arma e dato l’ordine di sparare. L’accusa sostiene che l’agguato fu una vendetta per l’aggressione subita da Orlando Anderson, nipote di Davis, durante un incontro di boxe con Mike Tyson a Las Vegas. Circa due ore e mezza più tardi, Tupac fu raggiunto dai colpi esplosi da una Cadillac bianca. Davis, secondo l’accusa, si trovava sull’auto insieme ad altre tre persone, tutte morte negli anni successivi. Non sarebbe stato lui a sparare: avrebbe invece consegnato la pistola a una persona seduta sul sedile posteriore e dato l’ordine di fare fuoco.
La difesa mette in discussione le prove e i racconti di Davis
La difesa, guidata dall’avvocato Michael Sanft, mette in discussione l’attendibilità dei racconti di Davis. Sanft ha sottolineato che le dichiarazioni rese negli anni da Davis, incluso il libro *Compton Street Legend*, potrebbero non essere attendibili. L’avvocato sostiene che il libro sia stato scritto per guadagnare denaro e contenga elementi romanzati. Inoltre, non sarebbe possibile stabilire con certezza quali parti siano state scritte direttamente da Davis e quali dal coautore Yusuf Jah. La difesa insiste anche sulla mancanza di riscontri indipendenti e sul fatto che Davis non sia stato incriminato per molti anni. Sanft ha sintetizzato il nodo del caso dicendo: “Quali fatti hanno dopo 30 anni?”.
La posizione di Davis è cambiata nel tempo. Recentemente ha sostenuto in un’intervista televisiva di non essere stato presente la notte dell’omicidio, una versione che contrasta con quanto raccontato nel suo libro, dove descrive il viaggio da Los Angeles a Las Vegas per assistere allo stesso incontro di boxe seguito da Tupac e gli eventi precedenti e successivi alla sparatoria. La difesa punta a mettere in discussione l’attendibilità dei racconti di Davis e a sottolineare la mancanza di prove concrete dopo quasi trent’anni.
Il processo, atteso da quasi trent’anni, dovrebbe durare diverse settimane. L’accusa prevede di chiamare tra 35 e 45 testimoni, mentre la difesa dovrebbe presentarne soltanto alcuni. Alla prima giornata erano presenti anche diversi familiari di Tupac, tra cui il fratellastro Maurice “Mopreme” Shakur. L’omicidio del rapper, morto a 25 anni, è rimasto senza alcuna incriminazione fino al 2023 e continua a essere uno dei casi più celebri e discussi nella storia dell’hip hop.
