Una ragazza torinese scopre la causa del dolore al ginocchio dopo sette anni grazie a una TAC
Una ragazza di 19 anni ha scoperto la causa del dolore al ginocchio dopo sette anni grazie a una TAC al Maria Pia Hospital di Torino.
Una ragazza di 19 anni ha finalmente scoperto la causa del dolore al ginocchio che la tormentava da sette anni, grazie a una serie di esami diagnostici eseguiti al Maria Pia Hospital di Torino. Dopo numerose visite specialistiche e un primo intervento senza risultati, Gaia ha ricevuto una diagnosi precisa grazie a una TAC che ha rivelato una rotazione della tibia di circa 50 gradi. La condizione, che le impediva di praticare sport e aveva persino disturbato il suo sonno, è stata corretta con un intervento chirurgico di osteotomia derotativa. A quasi tre mesi dall’intervento, Gaia sta proseguendo il percorso riabilitativo e guarda al ritorno progressivo all’attività sportiva.
Diagnosi tempestiva e tecnologie avanzate
La diagnosi è arrivata dopo una valutazione specialistica accompagnata da risonanza magnetica, radiografie e TAC, esami che hanno permesso di misurare con precisione l’alterazione anatomica. La TAC, mai eseguita in precedenza, è risultata fondamentale per valutare correttamente la torsione della tibia e pianificare il trattamento. Il caso della giovane paziente evidenzia un problema frequente nella traumatologia: la difficoltà di tracciare una diagnosi tempestiva per anomalie anatomiche complesse. «Non esiste una tecnica migliore in assoluto: esiste quella più indicata per quel paziente, in relazione alla sua anatomia, alla sua età, alle condizioni dell’articolazione e alle richieste funzionali», sottolinea il dottor Francesco Saccia, referente dell’équipe ortopedica. La scelta del trattamento viene quindi calibrata sulla situazione clinica e sugli obiettivi della persona, cercando di intervenire sulla causa del problema prima di ricorrere alla sostituzione dell’articolazione, quando possibile.
Un intervento chirurgico mirato alla causa
Una volta individuata la causa del dolore, i medici hanno scelto di intervenire con un’osteotomia derotativa, una procedura chirurgica che consente di correggere la rotazione dell’osso attraverso una frattura controllata, ripristinando un allineamento più fisiologico. La tecnologia assiste il chirurgo nel posizionamento delle componenti protesiche e non richiede esami di imaging preoperatori. L’équipe del Maria Pia Hospital punta a preservare il più possibile le strutture articolari sane e a scegliere il trattamento in base alle caratteristiche di ogni paziente. L’approccio seguito nell’intero processo è stato determinante per il successo del trattamento e per il recupero della ragazza, che ora si prepara a iniziare il percorso universitario in Scienze e tecnologie per la montagna.
La tecnologia, come il sistema robotico CORI, è utilizzata per le protesi monocompartimentali, che sostituiscono soltanto la porzione danneggiata del ginocchio preservando le strutture sane e i legamenti crociati. La robotica, precisa Saccia, non rappresenta una soluzione automatica: è uno strumento che richiede formazione, esperienza e un’attenta selezione dei casi in cui può offrire un vantaggio, in particolare nella precisione del posizionamento delle componenti.
