Ranger anti-droni al lago di Carezza: Giorgio Poschiavin ha fermato oltre 100 voli

Giorgio Poschiavin, fassano, è il primo Südtirol Alto Adige Ranger. Dal maggio sorveglia il lago di Carezza e ha bloccato oltre 100 droni illegali, informando i visitatori.

Uomo in divisa sorveglia i cieli sopra un lago alpino circondato da montagne rocciose
Uomo in divisa sorveglia i cieli sopra un lago alpino circondato da montagne rocciose

Dal maggio scorso, Giorgio Poschiavin, originario di Fassa, è il primo Südtirol Alto Adige Ranger a presidio del lago di Carezza, ai piedi del Latemar. Nel corso di questi mesi, l’attività di controllo ha registrato un dato significativo: il ranger ha già fermato oltre 100 voli illegali di droni nel delicato ecosistema del lago alpino. La sua presenza rappresenta un intervento concreto contro il fenomeno crescente dei droni non autorizzati in zone protette, un problema che affligge sempre piu’ le aree naturalistiche di pregio.

Il compito assegnato a Poschiavin non si limita al contrasto dei voli illegali. Il ranger svolge un ruolo multifunzionale di informazione e assistenza ai visitatori che giungono presso il celebre specchio d’acqua trentino. Accanto all’attività di controllo ambientale, Poschiavin fornisce chiarimenti sui regolamenti vigenti, sensibilizza chi arriva con droni sulle conseguenze delle violazioni, e interviene anche in situazioni di difficoltà tra i turisti. Questo approccio combinato mira a garantire sia il rispetto delle norme sia l’esperienza positiva di chi visita il lago.

La sorveglianza del lago di Carezza

Il lago di Carezza, noto anche come lago di Sorga, è uno dei luoghi piu’ suggestivi delle Dolomiti, meta di migliaia di turisti ogni anno. L’introduzione della figura del ranger mirato alla protezione da voli di droni non autorizzati risponde a una esigenza concreta: questi veicoli aerei non regolamentati rappresentano una minaccia per l’equilibrio naturalistico, disturbano la fauna locale, violano la privacy dei visitatori e creano rischi per la sicurezza dello spazio aereo. Il fenomeno dei droni illegali era diventato un problema ricorrente in zone protette, tanto che si è reso necessario un intervento specifico e dedicato.

La nomina di Poschiavin come primo Südtirol Alto Adige Ranger della zona segna un cambio di strategia nella gestione del territorio. Non si tratta soltanto di applicare sanzioni, ma di creare una presenza umana costante, riconoscibile e preparata a gestire il fenomeno nella sua complessità. Il ranger rappresenta sia un deterrente che una risorsa educativa, capace di spiegare ai visitatori perche’ certe pratiche sono vietate e come il rispetto delle regole tutela l’ambiente per le generazioni future.

Uomo in divisa sorveglia i cieli sopra un lago alpino circondato da montagne rocciose, immagine di approfondimento

Un bilancio di oltre cento interventi

Il numero di oltre cento droni fermati in pochi mesi sottolinea l’estensione del fenomeno. Ogni intervento del ranger non corrisponde necessariamente a un drone distrutto o confiscato, ma a un blocco tempestivo di un volo iniziato, un’azione di dissuasione, una comunicazione con il pilota per far comprendere la violazione in corso. Questo approccio preventivo e informativo si è dimostrato efficace nel contrastare comportamenti che altrimenti continuerebbero.

Le 100 occasioni di intervento rappresentano altrettanti momenti in cui il ranger ha potuto educare i visitatori sulle norme in vigore e sul valore dell’ambiente protetto. Molte persone che arrivano al lago con droni consumer, acquistati per uso hobbistico, non sempre conoscono i divieti specifici delle aree tutelate. La presenza di Poschiavin consente di trasformare potenziali violazioni in opportunita’ di sensibilizzazione.

L’esperienza dei primi mesi di attività mostra che il modello del ranger specializzato puo’ funzionare anche per altre zone protette della regione. La combinazione di sorveglianza, informazione e assistenza ai visitatori crea una tutela efficace senza sacrificare l’accoglienza turistica. Giorgio Poschiavin, con la sua dedizione al lago di Carezza, ha dimostrato come il presidio umano qualificato sia ancora lo strumento piu’ versatile per proteggere il patrimonio naturale alpino.