Raúl Arévalo: “Ho iniziato a mangiare ogni tipo di doughnut e hamburger, a respirare male e a non riuscire a legare i lacci”

Raúl Arévalo parla del suo ruolo in “El castillo”, una serie che affronta la tratta di donne e la violenza sessuale.

Raúl Arévalo, attore spagnolo noto per il suo lavoro in cinema e televisione, ha parlato del suo ruolo in “El castillo”, la nuova serie originale di Movistar Plus basata sul libro di non fiction “El proxeneta” di Mabel Lozano. La serie, presentata al Festival di San Sebastián, affronta temi complessi come la tratta di donne, la violenza sessuale e l’abuso di potere. Arévalo interpreta Suizo, un personaggio che rappresenta un lato oscuro della società spagnola, e ha descritto come il processo di preparazione del personaggio abbia avuto un impatto significativo sulla sua vita quotidiana.

Un personaggio complesso e una trasformazione fisica

Il ruolo di Suizo richiedeva una profonda immersione nel mondo che il personaggio rappresenta. Arévalo ha spiegato che il processo di costruzione del personaggio è stato un lavoro di squadra, con la collaborazione di Isa Peña, Edu Villanueva e le direttori Elena e Sandra. “Poco a poco fuimos construyendo el personaje entre todos”, ha detto. La trasformazione fisica, che ha comportato un aumento di peso di 22 chili, è stata un aspetto cruciale per rendere il personaggio più credibile. Tuttavia, il cambiamento non è stato semplice: “Eso no lo hice bien”, ha ammesso, riferendosi al consumo eccessivo di cibi e al problema di respirare e di attaccare i cordoni.

La violenza sessuale e la tratta di donne: una realtà non sotterrata

La serie non si limita a rappresentare la prostituzione, ma affronta la tratta di donne e l’abuso sessuale, temi che Arévalo ha definito “una realtà non sotterrata” in Spagna. “La violenza sexual y física contra las mujeres se sigue produciendo, creo, a día de hoy”, ha sottolineato. L’attore ha anche parlato del ruolo del porno e di come l’educazione sessuale, spesso distorta, influenzi le giovani generazioni. “Todo ha cambiado con la llegada de OnlyFans e internet y la prostitución se ha ido por otras vías, pero no hay que mezclarla con la explotación sexual, que es de lo que habla esta serie”, ha chiarito.

Arévalo ha anche espresso preoccupazione per il modo in cui la società, soprattutto tra i giovani, erotizza il potere e la dominazione. “Entonces, sexualmente, ya con 15, 16 o 17 años, en vez de erotizar el querer perder la virginidad con alguien, erotiza tirar del pelo o ponerla a cuatro patas, hablando pronto y mal”, ha osservato, sottolineando come queste dinamiche possano portare a comportamenti violenti e distruttivi.

La preparazione del personaggio ha richiesto un lavoro di ricerca approfondito, con incontri con vittime di tratta e con esperti del settore. “Conocimos a víctimas de trata y hablamos con Mabel Lozano y con mucha gente que nos presentó ella”, ha spiegato Arévalo. L’attore ha anche espresso empatia per le persone che, pur facendo scelte difficili, credono di agire per il bene altrui. “A mí me fascina, como actor y como persona, cómo hay gente que llega a creerse una narrativa o un discurso para justificar su vida”, ha detto, riferendosi a chi si giustifica come “aiutatori” anziché come esploratori sessuali.

Nonostante le sfide, Arévalo ha espresso soddisfazione per il risultato finale. “La serie no va de hacer un villano, sino de construir a un ser humano que llega a hacer cosas monstruosas”, ha concluso, sottolineando l’importanza di non giudicare, ma di comprendere. La sua esperienza ha lasciato un segno profondo, non solo sul set, ma anche nella sua vita personale e professionale.