Sarah Scazzi, quindici anni dopo il dolore e la verità di Avetrana
La scomparsa e l’omicidio di Sarah Scazzi a Avetrana nel 2010. Dopo quindici anni, la verità emerge. Il dolore rimane.
Il 26 agosto 2010, ad Avetrana, poco più di 6mila anime in provincia di Taranto, una giovane di 15 anni scomparve senza lasciare traccia. Sarah Scazzi, con i capelli biondi, un sorriso timido e tanti sogni nel cassetto, sparì in un giorno assolato che sembrava uguale a tanti altri. Dopo pochi giorni, le ricerche si intensificarono, l’allarme si diffuse in tutta Italia e il paese fu coinvolto in un caso che sarebbe diventato uno dei più atroci e discussi della cronaca nera nazionale.
La verità giudiziaria e il delitto in famiglia
Quindici anni dopo, la verità emersa dalle carte processuali conferma che Sarah fu uccisa da membri della sua stessa famiglia. La cugina Sabrina Misseri e la zia Cosima Serrano, sorella della madre Concetta, sono state accusate dell’omicidio. Il delitto, motivato da gelosia, si è consumato in un’ipotesi di delitto in famiglia, con il coinvolgimento di tutti i membri del nucleo. Il corpo di Sarah fu ritrovato a poche centinaia di metri dal piccolo centro abitato, dopo un lungo periodo di ricerche.
La testimonianza di Giovanni Buccolieri ha rivelato un episodio drammatico: Cosima e Sabrina hanno strattonato Sarah e l’hanno costretta a salire in macchina. La testimonianza fu ritenuta attendibile, anche se Buccolieri ritrattò in un secondo momento. Le due donne, Sabrina e Cosima, furono condannate all’ergastolo, sentenza diventata definitiva il 21 febbraio 2017. Le loro ritrattazioni e i continui dietrofront non hanno evitato la condanna, ma hanno alimentato una lunga battaglia giudiziaria.
La condanna e la battaglia giudiziaria
Il delitto fu consumato in famiglia, con la testimonianza chiave fornita da Giovanni Buccolieri, un fioraio, che riferì di aver visto Cosima e Sabrina strattonare Sarah e costringerla a salire in macchina. La testimonianza fu ritenuta attendibile, anche se Buccolieri ritrattò in un secondo momento. Le due donne, Sabrina e Cosima, furono condannate all’ergastolo, sentenza diventata definitiva il 21 febbraio 2017. Le loro ritrattazioni e i continui dietrofront non hanno evitato la condanna, ma hanno alimentato una lunga battaglia giudiziaria.
La Corte Europea per i diritti dell’uomo ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalle loro famiglie. La battaglia non è finita. L’avvocato Marseglia ha espresso l’intenzione di riprendere in mano le carte e richiedere una nuova revisione del processo. Intanto, Michele Misseri, dopo aver scontato una condanna a 8 anni di reclusione, è tornato in libertà e continua a ribadire la completa innocenza della moglie e della figlia.
Il dolore di Concetta Serrano, madre di Sarah, rimane intatto. La donna continua a vivere nella casa di famiglia, in un vicolo a poche decine di metri dal luogo in cui è stata uccisa la figlia. E continua a trascorrere le sue giornate in modo sempre molto riservato come è nel suo stile. La serie tv “Avetrana – Qui non è Hollywood”, prodotta da Disney+, ha riportato l’attenzione su un episodio che il paese avrebbe volentieri dimenticato. Il titolo originale, che includeva il nome del paese, fu oggetto di ricorso e modificato, ma il giudice ha stabilito che il riferimento non era diffamatorio.
