Sotto i nostri piedi c’è un mondo che nessuno ha mai visto. La Valsesia cerca di arrivarci
Un progetto scientifico in Valsesia cerca di perforare la Terra per studiare il mantello. Nuove scoperte sulle strutture antiche e le tecnologie di costruzione.
La Valsesia, una zona geologica in provincia di Vercelli, sta diventando un luogo di interesse internazionale grazie a un progetto scientifico ambizioso: perforare il mantello terrestre per comprendere meglio la struttura interna del nostro pianeta. Oggi, il Moho, la discontinuità che separa la crosta terrestre dal mantello, si trova a circa 2 chilometri di profondità in questa area, un dato che ha reso la Valsesia un punto strategico per la ricerca. Il progetto DIVE (Drilling the Ivrea-Verbano zonE) mira a raggiungere questa transizione, permettendo ai ricercatori di analizzare direttamente le rocce e le proprietà del mantello. Questo sforzo scientifico si colloca in un contesto più ampio, in cui la geologia e l’archeologia si uniscono per rivelare nuovi aspetti del passato e del presente.
Un’ipotesi di costruzione che sfida le aspettative
Parallelamente, in Etiopia, un team di ricercatori ha rivelato che un palazzo antico a Yeha, noto come Grat Be’al Gibri, potrebbe essere stato molto più alto di quanto si pensasse. Le simulazioni mostrano che le mura, costruite con un sistema di legno e pietra, avrebbero potuto sostenere un edificio con diversi piani, forse anche fino a 16. Questo risultato ha cambiato la prospettiva su come gli antichi costruttori avessero sviluppato tecniche di costruzione avanzate, simili a quelle del cemento armato moderno. Le due specie di legno utilizzate non erano casuali, ma scelte per la loro resistenza ai parassiti, come le termiti.
Le simulazioni hanno dimostrato che le mura potevano sostenere un numero di piani superiore a quello ipotizzato in precedenza.
Per verificare le capacità portanti delle mura, i ricercatori hanno utilizzato modelli tridimensionali e il metodo degli elementi finiti, una tecnica comune nell’ingegneria moderna. Questo approccio ha permesso di simulare come le strutture si comportavano sotto carichi diversi, rivelando che i muri potevano sostenere un numero di piani superiore a quello ipotizzato in precedenza. L’analisi ha anche aiutato a comprendere l’origine del crollo del palazzo, che potrebbe essere stato causato da un incendio catastrofico. Questi risultati non solo rivelano l’ingegnosità dei costruttori antichi, ma anche la capacità delle tecnologie moderne di ricostruire e analizzare il passato.
Un’analisi al computer per testare la resistenza
Il progetto DIVE, che si svolgerà nell’area di Vocca, rappresenta un passo avanti nella ricerca geologica, permettendo di ottenere dati diretti sul mantello terrestre. Questo lavoro, sostenuto da un’ampia collaborazione internazionale, non solo ha un impatto scientifico, ma potrebbe anche contribuire a comprendere meglio la distribuzione delle risorse minerarie e il comportamento dei fluidi nella crosta. La Valsesia, con la sua ricchezza geologica, diventa così un laboratorio unico per studiare il nostro pianeta e il suo passato.
Il pozzo dovrà scendere più del doppio del più profondo di quelli ossolani.
La Valsesia, con il suo Moho a soli 2 chilometri di profondità, offre un’opportunità unica per studiare la transizione tra crosta e mantello. Il progetto DIVE, che si svolgerà nell’area di Vocca, mira a raggiungere questa transizione, permettendo ai ricercatori di analizzare direttamente le rocce e le proprietà del mantello. Questo sforzo scientifico, che si basa su una collaborazione internazionale tra università e enti di ricerca, ha già portato a importanti scoperte, come la variabilità della crosta continentale inferiore e la distribuzione delle risorse minerarie. La Valsesia, con la sua ricchezza geologica, diventa così un laboratorio unico per studiare il nostro pianeta e il suo passato.
