Vannacci insegna ai poliziotti, polemica sul seminario a Torino

Vannacci, ex generale, organizza seminario a Torino ma si scatena la polemica tra sindacati e forze politiche.

Un seminario a Torino tra poliziotti e politici, polemiche e tensioni
Un seminario a Torino tra poliziotti e politici, polemiche e tensioni

Il seminario organizzato da Roberto Vannacci a Torino ha acceso una polemica tra sindacati, forze politiche e istituzioni. L’evento, inizialmente presentato come un incontro su “insicurezza urbana”, è stato trasformato in un corso di aggiornamento da parte della Questura, ma non tutti ne hanno approvato l’organizzazione. Vannacci, ex generale e figura di spicco del centrodestra, ha visto scattare una reazione di protesta da parte del Silp Cgil, che ha sottolineato l’assenza di requisiti formali per un politico che parla ai poliziotti. La polemica si è intensificata quando la Questura ha reso ufficiale l’evento, ma il sindacato Fsp ha espresso un “ostracismo incomprensibile”, mettendo in discussione la legittimità dell’iniziativa.

Un seminario in bilico tra formazione e politica

La trasformazione del seminario in un corso di aggiornamento ha suscitato perplessità. L’evento, che si sarebbe dovuto svolgere il 18 settembre, è stato reso ufficiale con la partecipazione del questore Massimo Gambino e l’invito a agenti esonerati dal servizio. Il Silp Cgil ha espresso preoccupazione, sottolineando che un politico dietro al microfono non rispetta i requisiti della formazione. La Fsp, con il sostegno di altre quattro sigle sindacali, ha ritenuto l’evento inappropriato, mettendo in discussione l’effettiva utilità del seminario per i poliziotti. La situazione è diventata complessa quando il Dipartimento della Pubblica Sicurezza ha deciso di annullare l’evento, trasformandolo in una semplice assemblea sindacale senza crediti né traccia del questore.

La strategia di Vannacci si basa su un equilibrio tra visibilità e controllo. Pur coinvolto nel caos, ha visto crescere il suo consenso. Secondo l’ultima rilevazione di Antonio Noto, il politico si posiziona al 8%, un numero che copre anche le critiche interne al suo partito. L’espulsione di Luca Sforzini, un militante di primo piano accusato di denunciare una deriva fascista, ha ulteriormente rafforzato la sua immagine di figura intransigente. Tuttavia, il rischio di un’escalation non è da sottovalutare. La maggioranza politica, infatti, studia come disinnescare la situazione, incrociando i calendari per spostare le elezioni suppletive a Reggio Calabria al 27 e 28 settembre. Lì, si vedrà se Vannacci è in grado di azzoppare il governo, anche nelle sue roccaforti.

La resa dei conti e il potere di ricatto

La resa dei conti ha una data e un luogo: 27 e 28 settembre, elezioni suppletive a Reggio Calabria. È lì che si vedrà se il generale è in grado di azzoppare il governo persino nelle sue roccaforti. Se il blitz va in porto, il suo potere di ricatto diventerà assoluto. Lui profetizza: “Reggio Calabria sarà la nostra Sassonia”. Intanto, Giorgia Meloni, pur alzando il muro, prende tempo, cercando di equilibrare esecutivo e Colle. La base del centrodestra, però, è divisa: il 45% vorrebbe Vannacci in coalizione, mentre il 61% dei forzisti lo respinge. In casa FdI, invece, un elettore su due è pronto ad aprirgli la porta. La Lega, con il 36% che dice sì e il 41% indeciso, rappresenta una prateria potenziale.

La situazione si complica ulteriormente con la mannaia disciplinare del generale, che non ha fatto sconti nel nome dei proverbiali “anticorpi contro il sabotaggio”. Graziato, invece, l’industriale Stefano Ruvolo, padrone di casa della sede romana del partito. La strategia di Vannacci, però, si basa anche su un’attenzione ai numeri e alle date. Se il 22 settembre l’Istat fisserà il deficit sotto il 3%, certificando praticamente l’uscita dalla procedura d’infrazione, il governo avrà in mano il tesoretto per una manovra espansiva. La prima, vera, da spendere in campagna elettorale. Ma in via della Scrofa hanno il pallottoliere in mano: per far sentire i benefici reali nelle tasche degli italiani servirà aspettare giugno. L’autunno, insomma, resta l’approdo più sicuro.