Il Venezuela chiede il ritorno delle sue riserve auree al Regno Unito
Il Venezuela chiede il ritorno delle sue riserve auree al Regno Unito, un tema che mette d’accordo regime e opposizione.

Un accordo su un tema cruciale
Il Venezuela e i suoi oppositori hanno trovato un punto di convergenza durante i colloqui recenti: la restituzione delle riserve auree custodite dalla Banca d’Inghilterra. Queste riserve, bloccate dal 2018, rappresentano un valore di oltre 3,4 miliardi di euro e sono custodite in lingotti di 31 tonnellate. L’accordo segna un passo avanti in un contesto politico complesso, dove il regime e l’opposizione cercano di trovare terreno comune per risolvere le tensioni. La richiesta di restituire l’oro è diventata un tema di accordo tra le parti.
Un patrimonio storico e finanziario
Le riserve auree del Venezuela sono un patrimonio storico e finanziario di grande importanza. Da anni, una parte delle riserve è conservata in depositi esteri, tra cui la Banca d’Inghilterra. Questa pratica è comune, con la Banca centrale britannica che custodisce lingotti per conto di diversi paesi. Per il Venezuela, l’oro non solo rappresenta una garanzia di stabilità finanziaria, ma è anche un elemento chiave per gestire i debiti internazionali, stimati in oltre 200 miliardi di euro. Il Venezuela ha bisogno dell’oro per finanziare la ricostruzione e ristrutturare il debito.
Le riserve furono congelate nel 2018, quando il governo britannico riconobbe come presidente legittimo Juan Guaidó, eccessivamente legittimato da un parlamento controllato dall’opposizione. Questo contesto ha portato a un contenzioso legale che ha visto il Venezuela cercare di ottenere il ritorno delle riserve, senza successo. Nel frattempo, il regime si è isolato a livello internazionale, e l’oro sarebbe stato un elemento cruciale per attenuare gli effetti delle sanzioni economiche.
La situazione si è evoluta negli ultimi mesi, con l’ascesa di Delcy Rodríguez, ex vicepresidente di Maduro e ora leader del regime. Sostenuta dagli Stati Uniti, Rodríguez ha scritto una lettera al re Carlo III per chiedere l’intervento su questo tema. Nonostante l’interesse per il re, la richiesta non è chiaro perché non sia rivolta al governo britannico, l’unico che potrebbe agire. L’opposizione ha anche espresso preoccupazioni per il rischio che la vecchia classe dirigente si impadronisca dell’oro, se non vengano istituiti meccanismi di controllo.
Oro a parte, nei colloqui l’opposizione ha ottenuto una concessione significativa: il rinnovo della composizione del Tribunale supremo, un organo fondamentale per il regime. È una timida apertura, e bisogna ovviamente vedere se il regime manterrà gli impegni presi (agli incontri non ha partecipato la principale leader dell’opposizione María Corina Machado, tuttora all’estero). Il fatto che il regime e l’opposizione siano d’accordo su questo tema segna una fase di distensione.
Il Venezuela ha bisogno dell’oro per finanziare la ricostruzione dopo il devastante doppio terremoto di fine giugno e per provare a ristrutturare il suo gigantesco debito pubblico, stimato in oltre 200 miliardi di euro. L’oro è una sorta di garanzia della stabilità finanziaria di un paese e, nel caso del Venezuela, anche per i suoi debiti internazionali. La richiesta di restituire l’oro è diventata un tema di accordo tra le parti. La restituzione delle riserve potrebbe rappresentare un passo significativo per il Venezuela, ma la situazione resta complessa. Il regime e l’opposizione cercano di trovare un equilibrio, ma i passi concreti sono ancora da fare. La situazione dipende da come si svilupperanno i prossimi passi.
