Vescovo Savino: «L’esperienza di una persona omosessuale dipende dalla fortuna di incontrare il prete giusto»

Vescovo Savino chiede alla Chiesa di trasformare l’accoglienza delle persone lgbtqia+ in gesti concreti e di fare i conti con le ferite interne.

Il vescovo Francesco Savino, vice presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), ha sottolineato durante il Coming Out Day che l’esperienza di una persona omosessuale all’interno della Chiesa dipende spesso dalla fortuna di incontrare il prete giusto. In un intervento pubblicato il 11 ottobre 2026, Savino ha invitato la Chiesa a trasformare l’accoglienza delle persone lgbtqia+ in gesti concreti e a fare i conti con le ferite interne, sottolineando che il silenzio è una scelta. La sua riflessione si inserisce in un contesto di crescente attenzione alle tematiche di inclusione e accoglienza all’interno della comunità cristiana.

La responsabilità della Chiesa nell’accoglienza

«La distanza tra il messaggio del magistero e l’esperienza quotidiana delle persone lgbtqia+ esiste e è reale», ha affermato Savino, spiegando che questa distanza è dovuta ai tempi di trasmissione. «Un tono di voce viaggia per imitazione e cambia in una generazione, perché un prete tratta le persone come ha visto trattarle da chi lo ha formato», ha spiegato. Il vescovo ha sottolineato che il magistero corre più veloce delle sacrestie, e in mezzo stanno le persone in carne e ossa. «Le persone in carne e ossa devono essere ascoltate, non classificate», ha aggiunto.

Una comunità pronta si riconosce prima di qualunque confidenza, perché si è già dichiarata. Il modo in cui si nomina una persona indica già cosa succederà, e chi deve parlare arriva sapendo dove mette i piedi. Finché la prima mossa tocca a chi rischia di più, la parola accoglienza consola soltanto noi.

Passi concreti per un riconoscimento effettivo

«Comincio da quello che un vescovo può fare domani mattina, perché i gesti simbolici fioriscono dove manca l’amministrazione», ha detto Savino. «In diocesi serve una persona con nome, volto e numero di telefono, incaricata di questo accompagnamento», ha spiegato. «Oggi l’esperienza di una persona omosessuale dipende dalla fortuna di incontrare il prete giusto, e la stessa Chiesa le offre un abbraccio o una porta chiusa a seconda del codice postale», ha sottolineato. «Quella lotteria è lo scandalo amministrativo di cui parliamo poco», ha aggiunto.

La dignità ha dei luoghi precisi, e sono il letto d’ospedale e il funerale. La persona che ha condiviso una vita va riconosciuta accanto a chi sta male, nominata nella preghiera dei fedeli, accolta al primo banco quando si celebra il funerale. Questo riconoscimento costa alla dottrina del matrimonio esattamente niente e cambia tutto nell’esperienza di una famiglia. «La formazione fatta con loro è un altro passo concreto», ha detto Savino. «Nei seminari e nei corsi per catechisti le storie vanno portate dalle persone stesse, in cattedra, con il diritto di replica», ha spiegato. «Finché parliamo di loro in loro assenza, produciamo opinioni e lasciamo i fedeli senza volti», ha aggiunto. «La Chiesa italiana ha una rete di tutela che funziona: la terza rilevazione della CEI, nell’aprile del 2025, contava centotré centri d’ascolto attivi e centottantaquattro diocesi coinvolte», ha concluso.